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lunedì 14 gennaio 2008

Comunicato Stampa PD Rotondella



Il 19 gennaio alle ore 15,30 presso la Sala Consiliare “Antonio Bianco” del Comune è
convocata l’assemblea degli elettori delle primarie per costituire il Circolo del PD di
Rotondella.

Domenica 20 gennaio dalle ore 8,00 alle ore 18,00, sempre presso la Sala Consiliare del
Comune, si voterà per l’elezione di 21 componenti del Coordinamento Comunale e dei
delegati all’Assemblea Provinciale del PD di Matera.

Rotondella è inserita, con i Comuni di Colobraro, San Giorgio e Valsinni, nel collegio n°19,
al quale spettano 7 delegati per l'Assemblea provinciale.

Possono partecipare all’assemblea e votare tutti gli elettori che hanno partecipato alle
primarie del 14 ottobre.

Per esercitare il diritto di voto non è necessario versare alcun contributo.

Gli elettori delle primarie possono richiedere, dietro versamento di un contributo di 5 euro
(2 per i minori di 20 anni), l’attestato di Fondatore del PD. Anche coloro che non hanno
partecipato alle primarie del 14 ottobre ma vogliono aderire al PD possono richiedere
l’attestato e partecipare all’assemblea (senza diritto di voto).

Le candidature sono aperte a tutti i possessori dell’attestato di Fondatore del PD.

A ciascun elettore verranno consegnate due schede, una per l’elezione del coordinamento
di circolo ed una per l’elezione dei delegati all’Assemblea Provinciale.

Su ogni scheda potranno essere espresse due preferenze.

Per garantire la parità di genere è obbligatorio scegliere, tra i candidati, un uomo e una
donna.

Tutti gli elettori del 14 ottobre ed i Cittadini interessati a partecipare alla fondazione del
Circolo del PD di Rotondella sono invitati a partecipare a questo importante momento
democratico, che avrà rilevanti riflessi sui futuri assetti politici del Comune.


Rotondella, lì 14 gennaio 2008.
Vincenzo Francomano (Capogruppo PD Consiglio Comunale di Rotondella)
Gianluca Bruno

giovedì 20 settembre 2007

Alcune considerazioni personali sul Partito Democratico

In principio, i problemi con i quali si è dovuto confrontare il nuovo Partito Democratico andavano dalla reale collocazione nazionale e internazionale, al rischio di una semplificazione dell’offerta politica del centrosinistra, a come concepire e organizzare il rapporto con i partiti della cosiddetta sinistra radicale, fino alla questione cruciale della leadership e delle relative elezioni primarie.
Alcuni di questi problemi sono stati risolti. Altri, come la convergenza sui grandi temi quali la modifica della legge elettorale, la riduzione della spesa pubblica, il precariato, la ricerca scientifica, la scuola e l’università, i Dico, il terrorismo e le altre questioni internazionali ecc, non sembrano avere “ad oggi” una visione realmente unitaria all’interno della compagine del nuovo Partito Democratico.
Una questione realmente aperta, che è puntualmente emersa in quasi tutti gli interventi di ieri sera, alla presentazione rotondellese della candidatura di Carlo Chiurazzi alla segreteria regionale del Pd, è quella relativa all’attecchimento territoriale del Partito Democratico.
L’Italia è uno di quei paesi in cui i particolarismi geografici (sociali, culturali, produttivi e occupazionali, linguistici ecc) rendono profondamente difficile una lineare visione d’insieme. E la territorialità rappresenta la vera grande sfida del Partito Democratico, come ha dichiarato lo stesso Carlo Chiurazzi nell’intervista rilasciata al Quotidiano della Basilicata nei giorni scorsi.
Sarebbe interessante capire in che modo i candidati alla segreteria regionale intendano ottimizzare lo sfruttamento delle risorse territoriali (petrolio, acqua, agricoltura e turismo) e risolvere il problema connesso della disoccupazione. Esistono ricette nuove? La ricetta dei corsi di formazione è fallita. È fallita perché è necessario concepire la formazione in termini sistemici e accompagnare i ragazzi, una volta formati, fuori dalle aule fino alla possibilità di un reale inserimento lavorativo. È fallita perché è prevalsa la logica della quantità su quella della qualità. È fallita perché parte di tutti quei milioni di euro potevano essere impiegati diversamente.
Un elemento importante sul quale Carlo Chiurazzi si è soffermato, e sul quale sono molto d’accordo, riguarda la necessità di modificare la legge elettorale regionale che, allo stato attuale, non rende possibile un’armonica rappresentatività territoriale.
La sfida del Partito Democratico, nonostante gli inevitabili problemi ai quali in parte ho fatto riferimento, può essere vinta. È un’ambizione interessante che se perseguita con un metodo serio e trasparente può riuscire a rilanciare le sorti del centrosinistra e dell’intero sistema partitico nazionale e locale.
I movimenti elettronici e di piazza sono una grande risorsa democratica e alcuni dei temi che portano avanti sono condivisibili. Un paese, però, ha bisogno di partiti forti e non di liste civiche (come invece auspicato da Beppe Grillo); anche se in alcuni contesti il civismo riesce a prevalere sulla logica partitica proprio in virtù della maggiore flessibilità e dell’assenza di verticismi. Ma questa non può e non deve essere la regola.
Se è vero che i partiti politici sono ai minimi storici in termini di credibilità presso l’opinione pubblica, il Partito Democratico può essere la risposta seria, vera, autentica a questo problema. Il PD rappresenta una grande opportunità per l’Italia di oggi e quella di domani (quando magari si arriverà al bipartitismo) e per le sue tante ramificazioni territoriali. E le opportunità, specie in politica, non vanno lasciate sfuggire.
Gianluca Bruno

martedì 5 giugno 2007

Quale frattura giustifica la nascita del PD?

Nel dicembre 2005 scrivevo:
“Un partito politico nasce sulla base di un’identità, di una cultura condivisa, di un radicamento sociale e di una macchina organizzativa; non sulla base di una strategia che mira esclusivamente all’acquisizione del consenso, per poi cambiare identità, nome e leadership in prossimità delle successive elezioni. Un’ultima osservazione riguarda il fatto che nella logica proporzionale è preferibile mettere in evidenza le differenze all’interno delle singole coalizioni piuttosto che l’omogeneità. Questo perché è preferibile uno spostamento di voti all’interno delle stesse coalizioni piuttosto che da una coalizione all’altra. Quindi, non necessariamente i voti del possibile Partito Democratico rappresenterebbero la sommatoria dei voti di Ds e Margherita. Il rischio è quello di una semplificazione dell’offerta politica”.

"Stein Rokkan, in un celebre libro del 1983, “Cittadini, elezioni, partiti”, sostiene che i sistemi politici e i partiti si vengono a formare in corrispondenza di fratture socio-politiche. Le fratture individuate dall’autore sono quattro e si sviluppano a seguito di due eventi storici: la rivoluzione nazionale (con la costituzione degli Stati nazionali) e la rivoluzione industriale. Con la prima frattura (centro-periferia), nascono i partiti indipendentisti e autonomisti; con la seconda frattura (Stato-Chiesa), nascono i partiti laici e cattolici; con la terza (città-campagna), nascono i partiti borghesi liberisti e i partiti contadini e operai; con la quarta frattura (capitale-lavoro), nascono i partiti liberali e i partiti di massa social comunisti."
A giugno 2007 mi chiedo ancora:
Quale frattura post-moderna giustifica la nascita del Partito Democratico? Forse il continuo allontanamento del cittadino dalla sfera pubblica e il progressivo processo di individualizzazione che lo riguarda?
Una delle possibili risposte è che in un'ottica di mercato i consumatori-elettori necessitano di nuovi prodotti per nuovi e vecchi bisogni socio-emozionali.
I genitori del nascente soggetto politico saranno in grado di legittimare una volta per tutte la sua nascita?
E poi, in una società storicamente maschilista (in cui solo il 10% dei parlamentari è di sesso femminile), chi è il Padre tra Ds e Margherita?
Gianluca Bruno