mercoledì 27 giugno 2007

Angelo Falcone: telefonata dall'inferno

di PINO SURIANO

ROTONDELLA – Aggrappati a una cornetta. Da più di tre mesi cammina così, su un cavo telefonico, questo struggente rapporto padre-figlio: un figlio che racconta il suo dramma, un padre che prova a consolarlo.
Passano ormai da quel filo (appena due volte alla settimana) i soli rapporti del 26enne Ange
lo Falcone con l’Italia e la sua famiglia..
Pubblichiamo di seguito un estratto della registrazione dell’ultimo colloquio tra il padre Giovanni e il figlio Angelo, avvenuto giovedì mattina alle 12 ora italiana (circa 15,30 ora indiana). Angelo racconta di una sua recente convalescenza e della sua drammatica giornata-tipo. E’ la prima volta che il ragazzo si dilunga in questo genere di racconto con il padre. Nelle altre chiamate, sempre troppo brevi, il tempo bastava a malapena per parlare delle questioni legali e dei rapporti con l’ambasciata, argomenti qui omessi per volontà del genitore.

Giovanni Falcone (padre): G

Angelo Falcone (figlio): A

G: Pronto, Angelo, sono papà. Come stai?

A: Ciao papà. Ora meglio, ma nei giorni scorsi non troppo bene…ho avuto febbre alta

G: E come mai?

A: Non so… i monsoni… il cambio del tempo

G: Ti hanno dato delle medicine?

A: Sì…mi hanno dato antibiotici. E hanno detto che se volevo mi portavano in ospedale.

G: Ah..per questo non ti hanno passato l’altro ieri… Io avevo chiamato, ma in inglese mi hanno detto che non potevi venire. Io non ho capito tanto e ho chiuso…ma fino ad oggi sono rimasto in ansia, così ho deciso di richiamarti… […] E allora, come è il tempo lì..?

A: Adesso sta piovendo forte….

G: Ma come passi la giornata?

A: Papà (con tono irritato)…. mi sveglio, mangio e mi ricorico… e poi di nuovo questo..

G: Ma a che ora?

A: Alle 9 di mattina… mangio e mi ricorico alle 9…

G: E poi cosa fai?

A: E poi… che fai pà?? (con tono ancor più irritato)..qui c’è solo un cortile, grande quanto casa di Bobbio… cosa vuoi fare? Poi ci sono 46 gradi….

G: Ma quanti siete dentro?

A: Siamo in cento…

G: E la stanza com’è?

A: Qui ci sono due stanzoni… uno che da sul fronte e uno sul lato…

G: E dormite insieme, tutti e cento?

A: Ma certo…

G: Ma dove.. avete delle brandine?

A: Ma no, per terra…solo con le coperte… come in una stalla….

G: E addosso?

A: Addosso solo le coperte…

G: E i vestiti, ve li lavate voi….o vi passano qualcosa?

A: Ci danno il sapone per lavare i vestiti, il sapone per lavarci e l’olio per il corpo…

G: E da mangiare…

A: Riso.. lenticchie e “chapati”(?)… è il pane che fanno qui…

G: Bè… è pur sempre pane…Ma dimmi, i poliziotti si comportano bene….

A: Si… i poliziotti bene… (ndr. in un’altra conversazione, avvenuta in precedenza con la madre, Angelo ha detto di essere spesso apostrofato, con parole indiane incomprensibili, da un altro carcerato).

G: Angelo… però la giornata dovete passarla bene..trovare qualcosa da fare… Andate in cortile, fate ginnastica… Sembra un’assurdità, ma dovete fare proprio come nei film.. dovete tenervi vivi… Tu che sai l’inglese, affiancati a un indiano, impara quella lingua, fai qualcosa: il cervello deve essere impegnato…

A: Papà… se ti svegli alle sei e ci sono 25 gradi qualcosa la fai pure… ma arrivano le 8 e ce sono 45… mi vuoi dire cosa c… fai? (con tono nervoso)

G: E Simone come sta (ndr. l’amico arrestato con lui)…

A: Lui.. un po’ su e un po’ giù… Bè… lui almeno ama l’India…Ehi pà, devo metter giù…

G: Ehi Angelo… un abbraccio grande, grande, grande… Non credere che io stia meglio di te: siamo nella stessa barca… Di notte, quando sei sveglio, pensami…perché io ti starò pensando (con voce commossa). Saluti da tutti, da Rotondella e ringrazia il poliziotto che ci ha permesso di parlare tanto…

A: Ciao pà… (con voce commossa)

Estratto di un articolo pubblicato su Il Quotidiano della Basilicata del 23 giugno 2007

martedì 26 giugno 2007

I TUOI FIORI AL MIO DEFUNTO

Rubano i fiori agli altri defunti e li portano ai propri
Incredibile situazione al cimitero di Rotondella

Al ridicolo non c’è limite. Da sempre l’atto del furto rappresenta una delle più istintive tentazioni degli umani, ma se rubare ai morti è già un paradosso, rubare ai morti per dare ai morti, poi, è davvero il massimo.
Eppure, di sarcofagi spogliati e depredati, è piena la storia. Si trattava, però, di tesori di inestimabile valore, utilissimi per i vivi. Che si arrivasse a rubare i fiori nel cimitero e utilizzarli per i morti, però, non era facilmente immaginabile. Ebbene, nel camposanto di Rotondella la cosa è accaduta, negli ultimi mesi anche con preoccupante frequenza.
A denunciare il fatto è Gaetano Mucci, ex maresciallo dei vigili urbani in pensione, che ha già informato dei fatti il parroco e il sindaco del paese. Mucci avrebbe raccolto le lamentele di numerose altre persone, preoccupate per la scomparsa di vasi di fiori riposti da poco nelle lapidi dei cari estinti. Alcuni di questi vasi (è ridicolo anche solo a pensarsi) sarebbero stati trovati dinanzi alle lapidi di altri defunti. Insomma, “i tuoi fiori per il mio defunto”, oppure, come è più probabile, “per la mia bella figura” agli occhi dei visitatori.
A nessuno è sembrato opportuno, fino ad ora, segnalare il caso alle forze dell’ordine, sebbene non tutti sembrano disposti a sopportare ancora a lungo il singolare sopruso.
Non farebbe male, perciò, ricordare la lezione del grande Totò nella poesia A’ livella: dopo la morte siamo tutti uguali, principi e netturbini, ricchi e poveri, con o senza fiori. Del resto, era anche la lezione dei Sepolcri di Ugo Foscolo. Ma di fronte alla mania di qualcuno le loro parole sono fiato sprecato.

Pino Suriano

giovedì 21 giugno 2007

Angela Mauro, da "giornalista" a "notizia"...

Oggi La Repubblica ha evidenziato la polemica sorta tra alcuni membri di Rifondazione Comunista e Liberazione, cioè il giornale di RC, a seguito dell'articolo di Angela Mauro dello scorso 19 giugno. Riporto entrambi gli articoli e vi consiglio di leggerli integralmente...per leggere quello di Repubblica, a sinistra, cliccate sull'immgine
Sinistra europea affronta il futuro. Ora si va oltre Rifondazione?

di Angela Mauro


L'assembla costituente, domenica, ha varato la nuova associazione politica. L'intervento del Presidente Fausto Bertinotti riapre la discussione sulle prospettive.Come si costruisce un nuovo soggetto di sinistra? Quando? In che forme? Con che idee? Con chi?«Per imparare a nuotare bisogna buttarsi in acqua». Basta con gli indugi e le reticenze. Fausto Bertinotti arriva all'assemblea che dà alla luce la sezione italiana della Sinistra Europea carico di quanto ha vissuto il giorno prima a Berlino: la nascita della Die Linke, fusione tra la Pds (forte soprattutto a est) e la sinistra socialdemocratica della Wasg (Lafontaine). Il presidente della Sinistra Europea la porta ad esempio: è la dimostrazione di come si può «cogliere un'opportunità da una congiuntura politica». E allora: la crisi della politica c'è anche in Italia, la sinistra è «a rischio», si abbia dunque il coraggio di «iniziare» per lavorare ad una «forza nuova senza muri nè sbarramenti». Bertinotti benedice la sezione italiana della Sinistra Europea, «preziosa esperienza dalla quale abbiamo imparato a non giudicare», ma ora deve essere una «porta» che guardi nella prospettiva del «socialismo del XXI secolo» e vada oltre. Anche oltre Rifondazione? Il ragionamento di Bertinotti non mostra timori in questo senso. E la questione diventa argomento di dibattito, nella stessa assemblea della Sinistra Europea e nelle interviste che Liberazione pubblica oggi.Partiamo dal discorso di Bertinotti. Nel rispetto del suo ruolo istituzionale, il presidente della Camera non parla «nè di governo, nè di partiti». Ma dello stato della sinistra dice molto, comprese le indicazioni sulla prospettiva futura. In Italia e in Europa «è a rischio l'esistenza e il futuro della sinistra», spiega, parlando della «crisi della politica», del «distacco delle masse dalla politica», della «disaffezione, esito dei processi dominanti da un quarto di secolo», vale a dire il capitalismo con la sua pretesa di «cancellare il discrimine tra destra e sinistra per imporre una presunta neutralità dietro la quale c'è il dominio dell'impresa e del mercato». Bertinotti cita Montezemolo («Non è importante sapere di quanti voti è portatore, serve piuttosto cogliere il senso profondo della sua sfida»), parla della crisi della sinistra nel «voto in Francia e in quello del nord Italia», racconta di una sinistra impegnata nella «ricerca di una piccola identità e di una destra forte di una idea di società, cattiva ma forte». Il primo invito: «Interroghiamoci su questo rischio». Si può guardare all'America Latina, con il suo «nuovo patto tra sinistra e popoli». Ma il punto vero è che «per farcela, non bastano i correttivi all'esistente o le logiche identitarie: va delineata una operazione politica grande e alternativa per arginare l'onda della depoliticizzazione». «Non bastano la criticità, i conflitti, i movimenti perchè c'è il rischio di una americanizzazione della politica in Europa», dice Bertinotti, e a quel punto «i conflitti sono confinati nella marginalità perchè la politica la fanno altri soggetti».Fine dell'analisi del "dramma", inizio della parte "costruens". Gli elementi di partenza ci sono, continua Bertinotti, primi tra tutti «il rifiuto della guerra e del terrorismo». Adesso più che mai però è «necessario costruire massa critica, cultura politica» perchè «non basta aver ragione: ci vuole una forza in grado di rimotivare una prospettiva, una forza nuova che non si fa solo con la ragione, ma anche con la passione e con i sentimenti». Il presidente della Sinistra Europea cita Leopardi: «Se la ragione diventa passione è possibile la conoscenza» e traccia un ponte immaginario con Gramsci e non solo: «La pensava così anche lui e il pensiero femminista». Insomma, «dovremmo aver imparato la lezione».Bertinotti ammette che «un processo di costruzione dell'unità non è indolore» e che il tema del rapporto con i movimenti, la questione del governo («Scelta e non obbligo») sono «problemi reali e difficili che si risolvono se vengono affrontati». Ma, avverte, «solo se un soggetto politico a sinistra risulterà forte, ampio, plurale ci sarà la possibilità di riconnettersi ai movimenti e alla società».Il presidente della Sinistra Europea è chiaro: «Il tema che ci sta di fronte è il socialismo del XXI secolo» e devono lavorarci insieme «comunisti, socialisti, cattolici, le nuove culture in movimento, avendo incontrato il femminismo e l'ecologismo critico». In quanto crogiuolo di realtà diverse, «la Sinistra Europea è una preziosa esperienza» dalla quale, continua Bertinotti, «abbiamo imparato a non giudicare». La Se «può essere una occasione per cambiare: dobbiamo cogliere la sua lezione, non come termine di un cammino, ma come porta da spalancare per la costruzione di una sinistra più ampia». L'affondo: «L'obiettivo di un soggetto plurale e unitario della sinistra in Europa e in Italia non è più rinviabile». C'è una «vasta gamma» di modi per farlo (Bertinotti cita anche il modello Flm, come uno degli esempi possibili), ma l'importante è agire. «La Sinistra Europea - spiega ancora - deve aprirsi al confronto con tutte le sinistre senza muri, nè sbarramenti nè a sinistra, nè nella cultura moderata, per chiedersi insieme se esista un destino comune delle sinistre per quanto diverse in Europa». Bando alle ciance: «Non dobbiamo chiederci prima come andrà a finire, non dobbiamo avere prima un disegno preciso», puntualizza Bertinotti. Il soggetto plurale e unitario della sinistra «sarà quello che ne faranno i partecipanti». L'altro invito, quello centrale: «I tempi non consentono un rinvio, il compito è difficile, ma vi invito a farlo in questa direzione». Perchè ci sono «due esigenze: primo, fare fatti politici nuovi a sinistra che siano visibili e significativi e che incoraggino il popolo di sinistra; secondo, proseguire nella ricerca per la rifondazione della cultura e della prassi per la trasformazione della società capitalistica». La conclusione e il commiato dall'assemblea: «Sapete come farlo, io vi invito soltanto a farlo. Fatelo tutti insieme, uniti. L'ambizione e la difficoltà del compito potranno essere buoni consiglieri per realizzare questa avventura comune». Applausi. Un nugolo di giornalisti, cameramen e compagni lo segue fino all'uscita. I lavori proseguono. Tocca al palestinese Ali Rashid , deputato del Prc, prendere la parola dal palco che, con un manifesto, annuncia la "Sinistra Europea in Italia". L'attenzione si sposta così su uno scenario decisamente più drammatico del nostro: «In Medio Oriente la situazione è triste e senza via d'uscita: 60 anni di conflitto sono tanti», dice Rashid richiamando le «ragioni della non violenza, perchè la violenza danneggia non solo chi la subisce ma anche chi ne fa uso». L'intervento del giornalista palestinese è un accorato appello: «Prego tutti di credere nel dialogo, nel confronto e nel rispetto reciproco anche quando sembrano non esserci le condizioni. Non dobbiamo abbandonare i palestinesi sotto un governo che ha dimostrato di non saper governare e una opposizione che non è democratica». La verità è che «i palestinesi non hanno fatto un passo indietro da quando è morto Arafat», aggiunge ricordando quanto detto prima di lui dalla deputata di Rifondazione Graziella Mascia .L'assemblea al Palafiera però arriva all'intervento di Bertinotti attraverso le numerose relazioni dei rappresentanti delle realtà della Sinistra Europea in Italia (tra gli altri, Riccardo Petrella del Contratto mondiale per l'acqua, Danielle Mazzonis della Liberassociazione, Domenico Rizzuti della Sinistra Euromediterranea, Jacobo Torres De Leon della Fuerza bolivariana de Trabajadores), nonchè di politici di lungo corso. C'è Achille Occhetto che fa autocritica: «Nell'89 dovevamo uscire dalla crisi del comunismo da sinistra e non da destra, come dice Bertinotti per un socialismo di sinistra e non di destra». Il padre della svolta della Bolognina punta poi il dito contro i suoi ex compagni di partito, accennando al caso Unipol: «Se i partiti invece di stare al di sopra del mercato e dettare le regole fanno corpo con questo o quello in combutta con la destra, andiamo verso un'economia di tipo feudale». Adesso che è padre de "Il Cantiere", realtà che tenta un dialogo tra diversi a sinistra, Occhetto invita a «superare gli errori del passato» e a «prendere in mano la bandiera dell'unificazione a sinistra: non si tratta di rifondare il Pci o il Psi, ma di rifondare la sinistra, non una sinistra radicale, ma una sinistra vera nel senso della tradizione del socialismo e democrazia». Più chiaro di così...Il presidente dell'Ars (Associazione per il Rinnovamento della Sinistra), Aldo Tortorella, scalda gli animi, tanto che la platea protesta quando il moderatore Sergio Bellucci batte sul microfono per segnalargli il tempo (massimo sette minuti per ogni intervento). Reduce storico del gruppo dirigente comunista, Tortorella bacchetta l'ultimo segretario del Pci, ricordando la «frettolosa liquidazione» del patrimonio culturale e storico del partito e ammonendo: «Stavolta non ci basterà ripetere le parole d'ordine della Rivoluzione francese», altra citazione un po'maligna di una delle "svolte" proclamate da Occhetto. Ma, evidentemente, l'intento non è quello di tornare a vecchi duelli, piuttosto di misurarsi con i nuovi orizzonti (diritti e/o mondo del lavoro) e indicare le priorità. Tortorella parte da Marx («Aveva ragione: il capitalismo è una storia incessante di modificazioni») e insiste sull'attenzione agli operai: «Votano Forza Italia e Lega. Non c'è un'adesione automatica degli sfruttati alle idee della sinistra, oggi più che mai». Al termine, è standing ovation. Anche Roberto Musacchio, europarlamentare del Prc-Se, vuole portare con sè, nel cammino a sinistra, quella parte del '900 che è «il lavoro e i movimenti operai». Altra frecciata ai Ds: «Qualcuno pensa che avere una banca amica serva a cambiare la società. Noi non parliamo di banche ma di lavoro». Il riferimento è alla battaglia, in corso al Parlamento Ue, contro la «flexsecurity, idea del lavoro subordinato all'impresa». E Giovanni Alleva, del centro diritti "Pietro Alò", autore di una proposta di legge contro la precarietà, «già firmata da più di cento parlamentari», esorta: «Dobbiamo andare avanti su questa strada. La sinistra si aggrega intorno alla tutela della dignità dei lavoratori». Ci pensa Lea Melandri, femminista storica, a riportare l'attenzione sulle donne che, nella storia, anche a sinistra, «hanno dovuto adattarsi e spesso sono diventate un duplicato dei maschi». La critica: «Non vedo traccia del pensiero femminista, ho sentito solo dire: "conta molto il femminismo". Le donne non sono disposte ad essere la ciliegina sulla torta della Sinistra Europea». E' anche in questo senso che Elisabetta Piccolotti, coordinatrice nazionale dei Giovani Comunisti, insiste sulla «riforma della politica», condannando quei «meccanismi novecenteschi di chi pensava che un partito dovesse muoversi come un sol uomo, appunto: non una sola donna».Le note dell'Internazionale accompagnano gli ultimi momenti di una giornata carica di aspettative per il futuro. Appuntamento all'8 luglio per la riunione del "parlamentino" della Sinistra Europea in Italia, ovvero l'assemblea (190 membri) votata dall'assise di domenica insieme al gruppo nazionale di coordinamento (circa 30 persone). Sono entrambi organismi transitori, in vita fino all'anno prossimo, quando si terrà il primo congresso della Sinistra Europea in Italia, assise alla quale parteciperanno anche i rappresentanti delle "reti orizzontali" (territoriali) che via via si formeranno, affiancandosi alle già esistenti reti "verticali" (nazionali).

Liberazione, martedì 19 giugno 2007
Gianluca Bruno

martedì 19 giugno 2007

Il caso Priebke, una storia durata più di novant'anni...

Erich Priebke è un ex Capitano delle SS che nel 1943 si trasferì a Roma sotto il comando di Herbert Kappler (il suo maestro). Quest’ultimo, il 24 marzo 1944, lo coinvolse nell'organizzazione del famigerato eccidio delle Fosse Ardeatine in cui persero la vita 335 civili.
Gli innocenti vennero giustiziati a seguito dell’attentato romano di via Rasella, operato dai partigiani, in cui persero la vita 33 soldati sudtirolesi. Herbert Kappler, per frenare le possibili rivolte popolari, aveva stabilito che per ogni soldato tedesco ucciso sarebbero stati giustiziati 10 civili.
Dopo la sconfitta della Germania Erich Priebke fuggì in Argentina, riuscendo quindi a sfuggire ai processi per crimini di guerra.
Nel maggio 1994 il giornalista statunitense Sam Donaldson intervistò Priebke in Argentina per conto dell'emittente ABC. Le autorità italiane inoltrarono la richiesta di estradizione a quelle argentine. Estradato in Italia, nel novembre 1995, venne rinchiuso nel carcere militare "Forte Boccea" di Roma. Il governo, guidato da Lamberto Dini, chiese ed ottenne il rinvio a giudizio di Priebke per crimini di guerra.
La Corte di Cassazione annullò quella sentenza, rendendo così obbligatorie nuove udienze (e quindi nuove accuse) per Priebke. Egli fu prima condannato a 15 anni, poi ridotti a 10 per motivi di età e di salute. Nel marzo 1998 la Corte d'Appello militare lo condannò all'ergastolo. La sentenza è stata confermata nel novembre dello stesso anno dalla Corte di Cassazione, a causa dell'età avanzata dell'imputato, gli sono stati concessi gli arresti domiciliari.
Il 12 giugno 2007 il giudice militare ha concesso a Priebke, 93enne, il permesso di uscire dalla sua abitazione per recarsi al lavoro, ma dopo soli pochi giorni il permesso è stato sospeso con un decreto firmato dal magistrato militare di sorveglianza. Alla base del provvedimento del giudice, Isacco Giorgio Giustiniani, la mancata comunicazione alle autorità da parte di Priebke dei suoi spostamenti (orari e modalità) per recarsi a lavorare nello studio del suo avvocato. Il magistrato dell'ufficio militare di sorveglianza ha quindi disposto, si legge nel provvedimento, che il detenuto "Erich Priebke non possa ulteriormente allontanarsi dal proprio domicilio per recarsi allo studio dell'avvocato Giachini".
L'avvocato Giachini ha dichiarato: "Priebke è stato messo ai domiciliari non perché era malato ma perché l'articolo 27 della Costituzione prevede che la pena sia umana, quindi dopo un certo periodo di carcere, in buona condotta, ci sono dei benefici. Priebke ha 90 anni e gli sono stati concessi questi benefici".
E' difficile, forse impossibile, stabilire il grado di discrezionalità delle "persone" in un contesto bellico. Stanley Milgram, nel suo più celebre lavoro del 1974 ("Obbedienza all'autorità. Uno sguardo sperimentale"), ha cercato di dimostrare scientificamente come le persone di fronte all'ordine di superiori, nella quasi totalità dei casi, sottomettano le proprie inclinazioni personali. Queste ricerche possono certamente contribuire ad allargare l'orizzonte attraverso cui leggere i fatti, ma non possono in alcun modo rappresentare una giustificazione per chi, come Erich Priebke, ha commesso crimi contro l'umanità.
Lutz klinkhammer, ricercatore di storia contemporanea presso l' Università di Colonia, nel 1997 ha scritto un libro "Stragi naziste in Italia" in cui ha accuratamente descritto la guerra nazista contro i civili tra 1943 e il 1944. Un lavoro molto interessante che riassume le dinamiche attraverso cui vennero barbaramente uccisi circa diemila civili italiani. Riporto un passaggio del libro di klinkhammer in cui si parla del processo Priebke:
"le circostanze attenuanti per Priebke diventano aggravanti per il nazismo - e viceversa. Le testimonianze che aggravano la responsabilità personale di Priebke finiscono per attenuare l'immagine autoritaria delle istituzioni naziste, perchè ampliano al massimo la nozione che all'interno del nazismo e delle sue istituzioni militari permanevano spazi di autonomia personale e di certezza del diritto. Priebke mira a salvare se stesso, e scarica sulle istituzioni; accettando il suo gioco, per accentuare la sua colpa personale si rischia di riabilitare in parte la "legge tedesca" di allora - come se lo sterminio fosse una disubbidienza, e quindi un'eccezione, anziché la pratica ordinaria
e sistematica di un sistema di ordini"...
Le scritte apparse sui muri della capitale sono la conferma del fatto che non bisogna in alcun modo abbassare la guardia, anche perchè la storia tende a ripetersi. In forme diverse, ma tende a ripetersi: ci saranno sempre storie d'amore alla Giulietta e Romeo, i capitani coraggiosi come Ernest Henry Shackleton e i nemici della democrazia come Erich Priebke.
Gianluca Bruno



sabato 16 giugno 2007

WiMax e il diritto alla conoscenza

Tra poco lo Stato assegnerà le frequenze WiMax. E’ il punto di non ritorno per il libero accesso alla conoscenza. Dopo non si potrà più tornare indietro. Il WiMax è una tecnologia che permette di trasmettere e ricevere segnali senza fili a distanze di decine di chilometri. Elimina l’ultimo miglio e il pedaggio di Telecom Italia. Le comunità locali potranno rendersi indipendenti e collegarsi a Internet. Se il WiMax finisce in mano agli avvoltoi delle compagnie telefoniche, come ho detto nel mio intervento di Rozzano a Buora e a Ruggiero, verrà trasformato in una me..da ad alto costo. Peggio dell’adsl. Ogni cittadino dovrebbe avere per nascita il diritto di accesso alla conoscenza. Esiste una petizione on line che vi invito a firmare per il vostro futuro, per il diritto alla conoscenza e per non essere, almeno una volta, presi per il c..o. La petizione chiede che almeno 1/3 delle frequenze venga riservato ai cittadini per associazioni senza fini di lucro, come i comuni e gli enti locali, e senza alcuna tassazione diretta o indiretta. Firmate la petizione su: http://www.petitiononline.com/wmaxfree/
Fonte: Beppe Grillo
Gianluca Bruno

giovedì 14 giugno 2007

Abitare in Basilicata è diventato un lusso!

E’ la Basilicata la prima Regione italiana che partirà con la vaccinazione gratuita contro il tumore del collo dell’utero. Secondo le raccomandazioni del Ministro della Salute, Livia Turco, saranno vaccinate innanzitutto le 12enni, ma il servizio sarà offerto gratuitamente ad altre 3 classi d’età e reso disponibile al prezzo di costo a tutte le altre donne non rientranti nelle fasce d’età prescelte.
(Fonte PrimaPress 11/06/2007)
Oggi Repubblica.it ha messo in evidenza la crescita significativa del tasso di anzianità nel nostro paese. Secondo stime attendibili nel 2050 gli over 65 saranno 18 milioni, cioè un terzo della popolazione totale. Si è evidenziata l'attuale inadeguatezza del nostro paese rispetto all'offerta di servizi agli anziani e la necessità di implementare delle strategie a tutto campo per arrivare preparati di fronte a questo nuovo scenario (attualmente le persone in età avanzata sono 11 milioni, cioè il 14% della popolazione).
All'interno dell'articolo non ho potuto fare a meno di notare, nella sezione disparità regionali, un riferimento alla Regione Basilicata: desta preoccupazione constatare ancora un volta che "in Italia i cittadini non sono uguali - ha detto Mortilla - e che la loro fortuna dipende dalla regione in cui nascono. In tredici regioni non si paga il ticket. Nelle altre sì. Due giorni fa la Regione Basilicata ha fatto partire la vaccinazione gratuita contro il tumore al collo dell'utero. Un'iniziativa annunciata a livello nazionale ma che ancora non è stata avviata. Non si possono introdurre differenze territoriali su temi così importanti."
E' certamente vero che in tutto il territorio italiano bisognerebbe garantire i servizi essenziali a tutti i cittadini. E' anche vero, però, che la Basilicata soffre a causa della mancanza di tanti altri servizi essenziali, anche in campo medico, e che questa situazione non cambierà facilmente.
Per una volta che arriviamo un attimo prima degli altri la cosa viene subito enfatizzata. Oltretutto, questo leggero anticipo, più che dipendere dall'efficiente gestione della materia da parte dell'assessorato regionale, potrebbe essere dovuto al bassissimo numero di abitanti della nostra regione (e quindi ad una gestione responsabile dei fondi messi a disposizione dal ministero). Non dimentichiamo che, secondo quanto previsto dall'art. 117 della Costituzione (a seguito della riforma del titolo V del 2001), la "tutela della salute" è una materia concorrente, per cui spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Insomma, secondo "qualcuno" abitare in Basilicata è diventato un lusso: salute, lavoro, istruzione, servizi...e chi più ne ha più ne metta!

Gianluca Bruno

domenica 10 giugno 2007

io partecipo io scelgo io governo, ma attraverso quali strumenti?

Il rapporto sinergico tra Internet e Politica, tanto enfatizzato dagli scienziati della politica e della comunicazione, risente ancora, specie in Italia, delle logiche arcaiche che da sempre hanno guidato la comunicazione politica. Si è tanto discusso dei cambiamenti rilevanti che la rete e i nuovi strumenti dell’informazione e della comunicazione avrebbero apportato alla sfera della politica, specie in riferimento alla partecipazione dei cittadini.
Alcuni grandi visionari sociali hanno addirittura parlato di “e-democracy”, in riferimento alla possibilità, che la rete elargisce, di accedere all’enorme quantità di informazioni politicamente rilevanti; all’offerta di svariati luoghi di discussione tra pari; alla possibilità di effettuare sondaggi on-line o di votare elettronicamente; per non parlare del potenziale rapporto diretto, e non mediato, tra rappresentato e rappresentante. L'esperienza, però, dimostra che è ancora troppo presto per parlare di democrazia diretta o elettronica e non solo in Italia.
Un esempio concreto è rappresentato dal fatto che subito dopo le elezioni l’unico spazio virtuale della coalizione di centrosinistra è stato chiuso. Il sito http://www.unioneweb.it/ è “temporaneamente” non disponibile. Come a dire: “ci siamo fidanzati in vista del matrimonio e di una vita (legislatura) insieme, ma il giorno dopo la festa ognuno a casa sua”. Nessun esponente del centrosinistra sente il piacere-dovere di comunicare con i cittadini-elettori all’unisono con gli altri. Stare insieme nella diversità è spesso conveniente, ma è anche troppo difficile! È per questo che non serve comunicare: i fatti parlano da soli…

Gianluca Bruno

sabato 9 giugno 2007

George W. Bush a Roma, doctor Des a Rotondella

Mentre a Roma si sta svolgendo una delle più attese e frenetiche visite degli ultimi tempi, a Rotondella è approdato, in punta di piedi, il nostro amato concittadino Gaetano Desantis.
George Bush, non senza strafalcioni, stamani ha incontrato il Capo dello Stato, il Pontefice e si è trattenuto a pranzo con il Presidente del Consiglio. Nel pomeriggio incontrerà, invece, l'ex Premier Silvio Berlusconi, il quale sicuramente gli farà trovare una nuova cravatta di seta.
Il doctor Des, è rientrato per il battesimo del suo piccolo nipotino e si tratterrà fino a lunedì prossimo. Nonostante i numerosi impegni che lo attendono, il doctor ha esplicitamente richiesto un incontro con i vertici di Community: "Laboratorio di Cultura Politica".
Troppe coincidenze, però, accomunano la visita del Doctor Des e quella di George W. Bush: sono entrambi al telefono. Hanno scelto lo stesso giorno per la visita ufficiale. Bush ha incontrato la Comunità di Sant' Egidio, mentre il doctor Des incontrerà la Community di Rotondella... Troppe troppe coincidenze! Il nostro doctor Des non starà mica pensando di mettersi in politica? Oltretutto al fianco di George W. Bush? Nella speranza di riuscire a risolvere questi ed altri interrogativi, durante l'incontro di domani pomeriggio, non resta che aspettare...
Gianluca Bruno



La Nuova dell' 08/06/2007

Per leggere l'articolo cliccate sull'immagine


Ganluca Bruno


venerdì 8 giugno 2007

La condizione del parlamentare: "la qualità della vita dei senatori"

Senato, la lettera firmata anche dalla senatrice Albertina Soliani esponente dell'Ulivo
I parlamentari scrivono: "Siamo certi di interpretare il desiderio di molti"
La protesta di Buttiglione:voglio il gelato alla buvette "
di FILIPPO CECCARELLI


SEMBRA uno scherzo, o una insidiosa provocazione dell'antipolitica. Ma è vero: al Senato, adesso, vogliono anche il gelato. Così ieri, a nome di un nutrito gruppo di parlamentari, il senatore Rocco Buttiglione, filosofo dell'Udc, e la senatrice Albertina Soliani, prodiana emiliana, hanno scritto ai questori di Palazzo Madama una lettera che merita di essere riportata nella sua concisa integrità documentale. E dunque: "Ci rivolgiamo a voi con una richiesta di miglioramento della qualità della vita in Senato. La buvette non è provvista di gelati. Noi pensiamo che sarebbe utile che lo fosse e siamo certi di interpretare in questo il desiderio di molti. E' possibile provvedere? Si tratterebbe di adeguare i servizi del Senato alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone. In attesa di riscontro, porgiamo cordiali saluti".
E' bene a questo punto che si conoscano anche i nomi dei senatori-questori che prima o poi dovranno respingere o accogliere l'istanza, magari regolamentandola nelle sue molteplici varietà: ghiacciolo, coppetta, cassata, cono, cornetto, granita, sorbetto, affogato e biscottone. Si tratta quindi del senatore Gianni Nieddu, Ulivo; del senatore Romano Comincioli, Forza Italia; e della senatrice Helga Thaler, autonomista sud-tirolese. Che la coscienza del loro ruolo li ispiri, per una volta, nel senso che riterranno più consono al bene comune. Amen.
Nel frattempo, varrà la pena di considerare come quella che in un celebre studio affidato alla buonanima di Giovanni Malagodi veniva cautamente definita "la condizione del parlamentare" sia oggi diventata, sic et simpliciter, "la qualità della vita dei senatori". Ma soprattutto colpisce, nella sollecitazione gelatiera e bipartisan, una parola che getta una piccola luce sulla faccenda: "il desiderio".
Ecco forse la bramosa chiave di volta per comprendere come, al di là di un facile e scontato moralismo, diversi rappresentanti della volontà popolare abbiano smarrito il senso stesso del loro operato, e ormai non si rendano più conto dell'effetto - per non dire la ricaduta simbolica - che suscitano certe loro pretese.
Molto semplicemente: desiderano, anzi desiderano troppo, non pongono tanti limiti alle loro voglie. Nel caso specifico alla loro gola. E' un fatto che richiama l'essenza corporea e primordiale del potere; un'impellenza biologica che non viene nascosta perché connessa al rango, allo status, al privilegio di ostentare il proprio appetito. Ai senatori piace il gelato: e lo vogliono. Slurp! Qui e ora. Slurp! slurp! Magari non immaginano che uscire dal Palazzo, farsi due passi a piazza Navona potrebbe anche fargli bene; magari non riescono nemmeno a capire come rispetto a un innocente gelatino si possano tirare in ballo questioni così alte. Pare di sentirli: eh, quante storie!
E' un'unica, drammatica storia, in realtà, quella dello snaturamento, della degenerazione, della deboscia delle assemblee elettive all'insegna di Bengodi. Tanto più irrilevanti le Camere sul piano politico, quanto più ornamentali, confortevoli, opulente, agognate.
Il Senato, in particolare. Perché prima del gelato i senatori hanno chiesto e ottenuto le settimane gastronomiche regionali, e poi quelle dedicate alle province. Il collezionista dispone di fantastici comunicati ufficiali emessi nei momenti più delicati sulle degustazioni dell'agro pontino, "la seconda giornata sarà abbinata alla carne di bufala bianca", oppure un dovizioso banchetto palermitano a conclusione del quale il presidente Musotto ha fatto presente uno slogan promozionale che a dire il vero lì dentro rischiava di suonare un po' così: "Mangio sicuro, mangio meglio".
A metà marzo il presidente Marini ha concesso la sala degli atti parlamentari al primo corso di sommelier per senatori. Montecitorio risponde con i prodotti agricoli di qualità certificata. Chi vuole il lardo, chi lo squacquerone, chi i fichi caramellati e chi i torcinelli. Buttiglione e la Soliani, dopo tutto, sono in buona compagnia. La deriva eno-gastronomica si fa anche dolciaria, ma non è dolce per niente il futuro delle istituzioni rappresentative.
Fonte Repubblica.it (8 giugno 2007)

Gianluca Bruno

giovedì 7 giugno 2007

mercoledì 6 giugno 2007

Strorie di randagismo e cattiveria rotondellese

È la seconda volta che in meno di un anno mi trovo di fronte all’abbandono di un cane a Rotondella. La cosa non mi stupisce molto visto che ogni anno in Italia, secondo le stime della Lega Anti Vivisezione, vengono abbandonati circa 140.000 animali (tra cani e gatti). Gli abbandoni si verificano durante tutto l'anno, con punte di oltre il 30% nel periodo di apertura della stagione venatoria, per opera dei cacciatori che “provano” i cani e si disfano di quelli che non “funzionano” e il 25% in estate.
Il primo cane, un Beagle di nome Billy, lo trovai circa un anno fa mentre rientravo a casa assieme a Marina e altri suoi amici. Era tardi e all’improvviso ci trovammo di fronte questo bellissimo cane con un grave problema alla zampa posteriore destra. Il cane, però, si spaventò e scappò via. Dopo due ore di ricerche vane decidemmo di rientrare a casa per riprovare all’indomani.
Il giorno dopo, mentre pranzavo, i vicini, ai quali avevo raccontato l’accaduto, iniziarono a gridare: eccolo…eccolo…Gianlù, il cane…! Ricordo che Marina si alzò un attimo prima di me e, dopo aver preso il piatto con il capocollo, si mise a correre piena di gioia verso il cane. Insomma Billy ci trovò!
In quel periodo, però, stavo frequentando un Master a Bari e quindi dopo pochi giorni sarei dovuto rientrare. Il giorno stesso chiamai delle persone stupende di Policoro, che dedicano parte delle loro giornate a curare gratuitamente animali, e assieme andammo dal veterinario. Quest’ultimo ci disse che si trattava di un tumore e che bisognava intervenire tempestivamente per evitare il peggio. Per sicurezza portammo il cane anche a Matera, da un altro veterinario, ma la diagnosi fu la stessa. Billy rinunciò alla zampa e nel giro di un paio di settimane si ristabilì. La scorsa estate è stata la “mascotte” di buona parte delle manifestazioni dedicate ai cani organizzate tra Policoro, Nova Siri e Scanzano.
Circa una settimana fa, davanti casa, Marina ha trovato un cane: le ha fatto qualche carezza, l’ha sfamata e le ha persino dato un nome: “Life”. Abbiamo comprato l’anti parassitario, l’abbiamo portata dal veterinario per il vaccino e le pillole per la sverminazione e stavamo pensando, visto che non possiamo tenerlo in casa, di farlo diventare un cane di quartiere.
Un vicino di casa, uno di quelli che quando ti vede quasi quasi ti lustra le scarpe, senza nemmeno avvisarmi (per cercare insieme una soluzione alternativa) è andato al Comune per segnalare la cosa e sbarazzarsi definitivamente di quel cane che, credetemi, non ha dato alcun problema…Avrà pensato che "è meglio stare tranquilli". Al cane è stato anche tolto il collare che gli ho comprato qualche giorni fà, tanto per eliminare anche l'ultimo segnale che potesse rinviare ad una qualche appartenenza.
Ho tranquillizzato l’amico del Comune che si occupa di randagismo e oggi pomeriggio ho portato il cane in campagna da un vecchio amico. Stasera sono passato di nuovo e stava bene, anche se ha pianto mentre mi mettevo in macchina… Speriamo che anche Life abbia trovato “definitivamente” una famiglia.
Gianluca Bruno

Comunicato Stampa del Movimento Antinucleare NoScorie

Comunicato stampa del Movimento Antinucleare Pacifista NOSCORIE Trisaia
BUSH RIPRENDITI LE BARRE DI ELK RIVER
In occasione della visita del presidente americano George W. Bush, prevista per il giorno 9 giugno in Italia, chiediamo al Governo Italiano ed al Presidente Prodi di mettere in agenda la questione delle barre nucleari di Elk River custodite presso il centro Sogin della Trisaia di Rotondella(Mt). Le barre in oggetto arrivarono in Italia negli anni sessanta con un contratto di lavorazione e riprocessamento del ciclo uranio torio, a seguito del quale fu costruito un impianto negli anni settanta che ha contribuito ad aumentare i rifiuti nel sito di Trisaia. Tali rifiuti ancora oggi sono in attesa di essere sistemati in sicurezza. Il contratto che Usa ed Italia firmarono stabiliva che la proprietà del combustibile rimaneva del paese committente (nello specifico, gli Usa). Il centro della Trisaia è il secondo in Italia per pericolosità a causa dei liquidi ad alta attività creati con il riprocessamento di 20 delle 84 barredi Elk River (liquidi ad alta attività nell'attesa di essere solidificati) e che costituiscono serio pericolo per le popolazioni dello Jonio. C'e' stata negli Stati uniti una causa legale sulla proprietà delle barre, che il giudice americano Stanley Sporkin ha liquidato il dibattimento come questione di natura politica e diplomatica. La causa legale, a giudizio degli antinuclearisti americani, poteva essere vinta se l'Italia si appellava alla Corte degli Stati Uniti, cosa che invece non ha fatto. Le barre in oggetto composte di ossidi misti di uranio e torio sono weaponsgrade (ossia di natura bellica), quindi utilizzabili per la fabbricazione di atomiche e bombe sporche. Le barre, inoltre, agli inizi del 2004, sembrava che dovessero tornare negli Usa dietro interessamento della Sogin e del generale Jean, per rientrare in un programma Usa di recupero di combustibile bellico ma, a distanza di sei mesi, lo stesso Jean ammise che il tentativo era fallito.
L'Italia ha recentemente stipulato convenzioni con gli Usa per la ricerca nucleare destinando in finanziaria a discapito del sociale 4 miliardi di euro per la ricerca militare. Chiediamo pertanto di affrontare e risolvere definitivamente la questione nucleare lucana per liberare il sito della Trisaia dai rifiuti nucleari che non ci appartengono. Il sito della Trisaia è l'unico sito in Italia non interessato alle attività di riprocessamento del combustibile italiano all'estero, e l'unico ad avere materiale nucleare non italiano. Giorno 9 giugno una delegazione di Noscorie manifesterà pacificamente a Roma e chiederemo al Governo e al presidente americano di riprendersi le barre di Elk River, contro ogni costruzione di armi nucleari e per la pace in Mediterraneo. Manifesteremo inoltre in piazza Eraclea a Policoro sempre la mattina del 9 giugno, insieme ad altre associazioni e movimenti, chiedendo la restituzione delle barre di Elk River agli Stati Uniti, l'annosa sistemazione in sicurezza del centro e la sua riconversione in facoltà università per l'idrogeno, il solare e le energie rinnovabili al servizio dei popoli del mediterraneo.
Movimento Antinucleare Pacifista NoScorie Trisaia 05.06.2007
Gianluca Bruno

martedì 5 giugno 2007

Quale frattura giustifica la nascita del PD?

Nel dicembre 2005 scrivevo:
“Un partito politico nasce sulla base di un’identità, di una cultura condivisa, di un radicamento sociale e di una macchina organizzativa; non sulla base di una strategia che mira esclusivamente all’acquisizione del consenso, per poi cambiare identità, nome e leadership in prossimità delle successive elezioni. Un’ultima osservazione riguarda il fatto che nella logica proporzionale è preferibile mettere in evidenza le differenze all’interno delle singole coalizioni piuttosto che l’omogeneità. Questo perché è preferibile uno spostamento di voti all’interno delle stesse coalizioni piuttosto che da una coalizione all’altra. Quindi, non necessariamente i voti del possibile Partito Democratico rappresenterebbero la sommatoria dei voti di Ds e Margherita. Il rischio è quello di una semplificazione dell’offerta politica”.

"Stein Rokkan, in un celebre libro del 1983, “Cittadini, elezioni, partiti”, sostiene che i sistemi politici e i partiti si vengono a formare in corrispondenza di fratture socio-politiche. Le fratture individuate dall’autore sono quattro e si sviluppano a seguito di due eventi storici: la rivoluzione nazionale (con la costituzione degli Stati nazionali) e la rivoluzione industriale. Con la prima frattura (centro-periferia), nascono i partiti indipendentisti e autonomisti; con la seconda frattura (Stato-Chiesa), nascono i partiti laici e cattolici; con la terza (città-campagna), nascono i partiti borghesi liberisti e i partiti contadini e operai; con la quarta frattura (capitale-lavoro), nascono i partiti liberali e i partiti di massa social comunisti."
A giugno 2007 mi chiedo ancora:
Quale frattura post-moderna giustifica la nascita del Partito Democratico? Forse il continuo allontanamento del cittadino dalla sfera pubblica e il progressivo processo di individualizzazione che lo riguarda?
Una delle possibili risposte è che in un'ottica di mercato i consumatori-elettori necessitano di nuovi prodotti per nuovi e vecchi bisogni socio-emozionali.
I genitori del nascente soggetto politico saranno in grado di legittimare una volta per tutte la sua nascita?
E poi, in una società storicamente maschilista (in cui solo il 10% dei parlamentari è di sesso femminile), chi è il Padre tra Ds e Margherita?
Gianluca Bruno

domenica 3 giugno 2007

Giovanni Falcone è preoccupato per gli ultimi episodi violenti in India

Sono le ore 11,45 del 3 giugno 2007 e sono in treno, sto facendo rientro da Piacenza dove mi sono fermato una settimana per visitare la famiglia e avere contatti con persone che possano interessarsi al caso di Angelo e Simone, contatti avuti anche a Rimini con persone dell'Associazione per la quale ogni tanto faccio del volontariato, diciamo che come sempre ho seminato nella speranza di poter raccogliere dei frutti positivi sulla videnda. Bisogna aspettare e pregare il Signore che apra il cuore di chi deve o può fare qualcosa al riguardo. Purtroppo il tempo passa e le ultime notizie che ho appena letto su www.AsiaNews.it non sono incoraggianti, la situazione religiosa in India non è delle migliori, anzi peggiora sempre più con scontri continui tra le diverse componenti religiose con intervento sempre più deciso della polizia. Speriamo bene. Giovanni Falcone
Nuove violenze anti-cristiane, pronta la manifestazione di Delhi. Nel nord del Paese gruppi di integralisti hanno cacciato un sacerdote cattolico e costretto alla conversione due missionari cristiani. Per protesta contro l’aumento delle violenze, comunità cristiane domani in piazza a Delhi.

Delhi (AsiaNews) – Nonostante le promesse delle autorità ed i ripetuti appelli delle comunità locali, non si fermano le violenze anti-cristiane in tutta l’India. Il 26 maggio scorso, un sacerdote cattolico è stato costretto con la violenza ad abbandonare un villaggio del distretto di Udaipur, nello Stato settentrionale del Rajasthan, dove era stato inviato in missione dal vescovo locale. Una folla di integralisti indù lo ha prima picchiato e poi minacciato di morte.

Alcuni giorni prima, sempre nel nord del Paese, esponenti del Rashtriya Swayamsevak Sangh [Rss, formazione paramilitare di fondamentalisti nazionalisti indù ndr] dell’Himachal Pradesh hanno torturato e rasato a zero due missionari cristiani, costretti in un secondo momento ad immergersi nel Gange, come atto di conversione all’induismo.

Per protestare contro queste violenze, sempre più spesso ignorate volutamente dalla polizia e dai governi locali, i gruppi cristiani del Paese hanno organizzato una manifestazione di protesta che si terrà domani a Delhi. Nel comunicato che annuncia l’iniziativa si sottolinea come “in soli sei mesi, sono già avvenuti oltre cento casi di violenza contro cristiani innocenti”. Il documento denuncia inoltre che “i precedenti appelli al governo dell’Unione, ai governi locali ed ai vertici della polizia non hanno avuto alcun risultato. L’unico modo per far sentire la nostra voce è scendere in piazza e mostrare il nostro dolore e la nostra ansia per questa situazione”.
Gianluca Bruno

venerdì 1 giugno 2007

La "Chiesa" e i preti pedofili

E' importante che si parli anche di queste cose! E' sbagliato, però, come ritengono moltissime persone, considerare l'errore umano di pochi l'evidenza oggettiva e una buona ragione per screditare le ragioni profonde della "fede" e della "Chiesa". I preti che hanno sbagliato devono essere sottoposti al giudizio delle leggi "laiche"... Non dimentichiamo che la maggior parte delle violenze, di ogni tipo, si consumano dentro le mura domestiche. Cosa facciamo rinunciamo al grande beneficio individuale e sociale della famiglia? Allo stesso modo, se alcuni preti sbagliano tutte le altre cose importanti della chiesa le ignoriamo? Imponiamo ai credenti di rinunciare alla fede? Spero che tra le varie libertà individuali rimarrà sempre quella sancita dall'articolo 19 della Costituzione italiana: "Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume".
In una società individualizzata come quella odierna, in cui il potere economico impedisce azioni concrete ai poteri politici e in cui l'unico imperativo categorico è diventato quello della generazione continua di nuovi bisogni per gli instancabili consumatori, la chiesa è rimasta uno dei pochi luoghi dove poter ritrovare se stessi e condividere con la comunità un'esperienza interiore orientata all'immortalità. Il mercato, invece, tende a privilegiare esclusivamente beni di consumo che portano alla soddisfazione di bisogni istantanei.
Visto che ultimamente ci stiamo occupando prevalentemente del caso Falcone, non dobbiamo dimenticare che in India, come in molte altre parti del mondo, le libertà individuali sono controllate dallo Stato. In India le fedi religiose sono così ripartite: Induisti 80.5%, musulmani 13% (soprattutto al confine col Pakistan), cristiani 3% (prevalentemente nelle ex colonie portoghesi e nel Kerala), sikh 2%, buddhisti 1%, giainisti 0.5%.
Nel 2002, a seguito di disordini, otto missionari cristiani sono stati picchiati durante una funzione religiosa da fondamentalisti indù. Nello stesso anno il governatore dello stato indiano del Tamil Nadu ha emesso un'ordinanza mirata a impedire le conversioni al cristianesimo, col pretesto che esse avvengono in modo ingannevole. Se ritenuti colpevoli di questo crimine i cristiani possono essere condannati fino a 3 anni. Bisogna anche dire, però, che gli Indù locali hanno spesso criticato i missionari cristiani di sfruttare le condizioni di povertà dei non cristiani allo scopo di convertirli. In diversi casi pastori cristiani hanno fatto commenti denigratori sull'Induismo. In alcune occasioni missionari stranieri hanno negato le cure mediche e gli aiuti alimentari agli Indù che si rifiutavano di convertirsi al cristianesimo... Anche in questo caso ci troviamo di fornte ad un atteggiamento sbagliato da parte di ALCUNI missionari verso la gente del posto. Tutti i missionari sbagliano? A fronte di un grave errore da parte di alcuni missionari, è giustificabile il provvedimento adottato dal governatore dello stato indiano del Tamil Nadu che nega la libertà religiosa ai cittadini?
A mio modestissimo avviso una Religione, e l'operato delle sue istituzioni, si valuta anche sulla base delle libertà che lascia ai suoi fedeli. Questo non significa certo che ognuno è libero di costruirsi una religione a sua immagine e somiglianza. Gli errori storici della chiesa cattolica sono stati riconosciuti ed è su quegli stessi errori che si fonda la chiesa dei nostri tempi. Alcune libertà, come ad esempio la possibilità per le donne di scegliere la vita sacerdotale, potrebbero essere maggiormente interiorizzate dalla chiesa; ma questa quasi ingiustizia è sempre meglio dell'obbligo di indossare il burqa! O vogliamo parlare dell'infibulazione alle bambine? Le religioni di quei paesi, prevalentemente si parla di Islam, potrebbero fare almeno qualcosa per impedire questa violenta pratica socio-culturale, che ha giustificazioni anche religiose.
Questo non significa fare paragoni tra una religione e l'altra, anche perchè sono sempre stato rispettoso e curioso delle altre religioni, ma semplicemente evidenziare il grado di libertà individuale che la nostra religione offre rispetto al passato e rispetto alle altre confessioni religiose...
Gianluca Bruno