lunedì 17 dicembre 2007

BUON NATALE A TUTTI I CITTADINI ROTONDELLESI
AD ANGELO, SIMONE E ALLE LORO FAMIGLIE
AL PARROCO E AI VOLONTARI DELLA CHIESA
AGLI AMMINISTRATORI DI MAGGIORANZA E DI OPPOSIZIONE
A TUTTI I PENSIONATI E AI MEMBRI DEL CIRCOLO
AGLI IMPRENDITORI E AI COMMERCIANTI
ALLE ASSOCIAZIONI CULTURALI E DI CATEGORIA
AI POCHI CHE ANCORA CREDONO A BABBO NATALE...


Gianluca Bruno

lunedì 10 dicembre 2007

Rotville, la comunità mancata!

A Mastro Gennaro, cittadino rotondellese, che recentemente mi ha raccontato il suo disagio…e chiesto un aiuto per la sua idea-volontà di fare qualcosa per rafforzare lo spirito relazionale della nostra piccola
comunità mancata...
Nel 1958 un sociologo di nome Edward Banfield, studiando la cultura meridionale, e in particolar modo riferendosi ad una cittadina del sud Italia, che convenzionalmente chiamò Montegrano, coniò il termine familismo amorale.
Il ricercatore aveva osservato una logica egoistica implicita all’interno dei rapporti comunitari: ogni nucleo familiare, pensando che gli altri gruppi familiari si comportassero allo stesso modo, cercava di massimizzare i propri vantaggi materiali, e di breve periodo, a scapito del “bene comune” di lungo periodo.
Mettendo un po’ da parte la sociologia in senso stretto, nel 2003 è stato presentato Dogville, un grande capolavoro del regista danese Lars Von Trier…in cui si affronta in maniera sottile, forse unica, il tema della comunità e dei rapporti comunitari: mura invisibili, sentimenti violati e spezzati, riunioni forzate, sguardi violenti e indiscreti, pettegolezzi, pregiudizi, pseudo divisioni di ruoli, convinzione di bastare a se stessi, rapporti variabili in base all’umore, che a sua volta è condizionato dal tempo, e alle convenienze del momento; ma a giocare un ruolo chiave è il concetto di “accettazione”: dell’altro, dello straniero, del diverso, o semplicemente dell’uguale ritenuto diverso.
L’epilogo mostra inevitabilmente la fine del familismo amorale, del pettegolezzo, del pregiudizio, dei sentimenti violati, degli sguardi indiscreti, delle riunioni forzate, della pseudo divisione dei ruoli, della convinzione di bastare a se stessi…ma a quale prezzo? Speriamo di riuscire a scoprirlo presto con la proiezione del film!


Gianluca Bruno

domenica 25 novembre 2007

Da "vecchio spazio" a "nuovo archivio"

Cari amici, ho deciso di archiviare nel mio primo blog, abbandonato nel 2005, e in uno spazio diverso dal LabCom, gli articoli che scriverò per LucaniaNet. Ovviamente, visto che Lucanianet è un portale d'informazione online, gli articoli saranno pubblicati su questo blog solo in un secondo momento.
Ho eliminato buona parte dei post e dei commenti contenuti nel vecchio blog, ma qualcosa ho preferito lasciarla...A presto, Gianluca
Gianluca Bruno

lunedì 19 novembre 2007

La Politica è anche "comunicazione"...

Unione, le primarie diventarono un investimento sul futuro
Ecco il libro "Io partecipo, io scelgo, io governo"

ROMA - L'aula Wolf, nello stabile di via Salaria 113, sede del dipartimento di Sociologia de La Sapienza, è uno spazio di non grandi dimensioni. Una trentina di sedie e un tavolo ovale a fare arredo, è una delle aule in cui si riuniscono gli studenti dell'Osservatorio Mediamonitor, nato nella facoltà di Scienze della Comunicazione di Mario Morcellini con il preciso scopo di produrre riflessioni sul "ruolo dei mass media in campagna elettorale".
Proprio qui, mesi addietro, un universitario di nome Gianluca Bruno propose uno slogan per le primarie dell'Unione: "io partecipo, io scelgo, io governo". E quello divenne "lo" slogan di quella felice consultazione popolare che vide pazientemente sistemarsi in fila per esprimere la propria preferenza sul leader dell'Unione oltre quattro milioni di persone.
Ieri mattina, in quella stessa aula (padroni di casa il professor Morcellini e Carlo Intini), Vannino Chiti (coordinatore delle Primarie dell'Unione), Antonio Padellaro, Federico Orlando (condirettore di Europa) e Giuseppe Giulietti di Articolo 21 (responsabile della comunicazione in quella tornata) hanno discusso di un libro che sabato prossimo, nel medesimo giorno della presentazione del programma dell'Ulivo, verrà distribuito in edicola con "l'Unità" ed "Europa" (a 5,90 euro più il costo del quotidiano).
Il libro si intitola, manco a dirlo "io partecipo, io partecipo, io governo". E vuole essere, come argomenta Padellaro "da una parte una specie di risarcimento per i cittadini che hanno creduto in quelle consultazioni mentre i media le prendevano sotto gamba, dall'altra un investimento sul futuro". I quattro milioni di individui che scendono in strada e spendono un euro per dare una preferenza "non giuridicamente vincolante", la nota è di Morcellini, sono "un caso". E non solo perchè, come commenta Chiti: "nessuno si aspettava 4 milioni di persone. Noi stessi ritenevamo che potessero recarsi ai seggi in uno - due milioni" (tutti tranne il professor Gianfranco Pasquino, che, confessa Padellaro, "scommise con me che si sarebbero superati i quattro milioni. E vinse").
"Per le primarie si deve pensare ad una legge ad hoc - afferma Chiti - di modo da poterle adoperare nelle elezioni di candidati premier, sindaci, presidenti di province e di regioni". Che diventino uno strumento permanente (sul programma, come suggerisce Romano Prodi nell'intervista contenuta nel volume; sui temi di interesse generale, come propone Padellaro), o che restino un evento a sè, le Primarie del 2005 sono, dice Alessandro Sfasciotti, uno dei ragazzi dell'Osservatorio "il vero contratto degli italiani, con la differenza che quello è stato firmato solo da una parte, e questo da quattro milioni di cittadini". Al centrosinistra, argomenta Alessandro "non è stata consegnata solo la protesta, ma anche la proposta politica".
L'Unità del 9 febbraio 2006

Gianluca Bruno

Viabilità, interviene anche Chiurazzi ...

“La bretella che collega il Comune di Rotondella con la strada statale 653 Sinnica è un’infrastruttura a dir poco strategica nell’economia e nello sviluppo del centro collinare e del suo hinterland”.
Lo sostiene il consigliere regionale Carlo Chiurazzi (Uniti nell’Ulivo), che sull’argomento ha presentato un’interrogazione al presidente della Giunta regionale, Vito De Filippo.
“Ci lascia perplessi – afferma Chiurazzi - apprendere che per un mero errore contabile ascrivibile alla Regione Basilicata, il finanziamento di circa 7 milioni di euro, già reso disponibile dall’Accordo di programma quadro sulla viabilità, stipulato tra il Ministero dell’Economia, quello delle Infrastrutture e la Regione Basilicata, per il completamento di detta infrastruttura è stato decurtato di circa il 15 per cento, pertanto la disponibilità economica scende a soli 6 milioni di euro”. Le aspettative e le reali esigenze della popolazione di Rotondella – sottolinea ancora l’esponente del Pd - sono quelle di vedere realizzato un progetto, che non preveda soltanto la pur necessaria costruzione del ponte sul fiume Sinni, ma soprattutto quelle di eliminare l’isolamento di un’area interna, attraverso l’ammodernamento della strada attuale ai piedi della collina. Sulla vicenda ci sono sollecitazioni del gruppo consiliare comunale del Partito Democratico e dal Consiglio comunale di Rotondella che nell’ultima seduta ha approvato all’unanimità un ordine del giorno. La pronta definizione di una connessione diretta che attraversa le aree a forte vocazione e densità agricola con la viabilità veloce è cosa da non sottovalutare”.
Chiurazzi chiede infine a De Filippo “quali iniziative intende intraprendere per ripristinare, anche con un nuovo finanziamento integrativo, l’originaria posta finanziaria del progetto, di cui al secondo atto integrativo, al fine di corrispondere le giuste esigenze di quella popolazione e di quel territorio”.
Gianluca Bruno

venerdì 16 novembre 2007

Le dichiarazioni dell'Assessore provinciale alle infrastrutture Giuseppe Dalessandro

"Mi riferisco al documento approvato dal Consiglio Comunale di Rotondella, con cui si chiede alla Provincia di non realizzare la ristrutturazione del ponte sul fiume Sinni, e di cui è stata data notizia sulla stampa locale del 15 novembre, per fornire utili chiarimenti al quadro confuso e strumentale che si è voluto dare ai cittadini. Intanto corre l’obbligo evidenziare che stiamo parlando del collegamento Rotondella – Sinnica, opera inserita nel Piano Provinciale della viabilità a suo tempo approvato e condiviso in sede di Conferenza dei Sindaci.Appare scontato che per collegare il Comune alla Sinnica necessita realizzare il ponte. Se si eliminassero solamente alcune curve, per ritrovarsi a percorrere un ponte assolutamente inagibile non si comprenderebbe il perché vengano spesi soldi pubblici.Tuttavia, la soluzione che oggi viene contestata dal Comune, fu condivisa dai rappresentanti di quel Comune durante la Conferenza di Servizi del 27.08.2007. E’ doveroso specificare che in quella sede il Sindaco di Rotondella sollevò solamente problemi connessi alle espropriazioni.Solo in seguito la Provincia ha provveduto ad approvare il progetto, nel cui quadro economico sicuramente non compaiono quelle somme (1.350.000,00 euro) tra le spese tecniche e di progettazione affidate a tecnici dell’ Ente, così come scritto nell’articolo.Ad onor del vero è opportuno far sapere che gli incentivi di progettazione destinati, come per legge ai tecnici della Provincia ammontano ad appena 84.000,00 euro. Evidentemente è sfuggito all’articolista che la somma da lui indicata è comprensiva, tra l’altro di 840.000,00 euro di iva, 103.000,00 euro per lavori in economia e ben 200.000,00 euro per interventi a supporto di opere a supporto del Consorzio di Bonifica.Ad ogni buon conto, pur comprendendo la legittimità dell’iniziativa intrapresa dal Comune di Rotondella, e rispettosi dei proficui rapporti istituzionali che devono essere a base di una efficace azione amministrativa, auspico vi sia consapevolezza sui termini temporali di utilizzo delle somme assegnate.Simili iniziative, intralciano l’attività amministrativa, creano confusione progettuale e ci allontanano dal perseguire quegli obiettivi che sono attenzionati dai cittadini.Il dovere della Provincia è quello di realizzare integralmente il Piano approvato, obiettivo che si sta conseguendo grazie alla collaborazione delle Amministrazioni locali e grazie all’impegno dello staff tecnico – contabile – amministrativo dell’Ente".
Gianluca Bruno

sabato 10 novembre 2007

Questione viabilità, La Gazzetta del Mezzogiorno del 9/11

Viabilità, “riparliamone”
Una proposta rivolta all’Amministrazione provinciale da Rotondella

Ci sono sei milioni di euro da spendere e c’è chi ritiene un buon
investimento il collegamento alla statale 106

Viabilità difficile nell’antica Rotunda Maris. Sia dal versante Sinnica sia da quello Jonica. Così, quattro associazioni culturali (Community “Laboratorio di Cultura Politica”, Khorakan, Pio La Torre e Arci “La Tarantola”) hanno scritto a Prefettura, Regione, Provincia,Comune. Oggetto dell’iniziativa i piani regionale e provinciale per la viabilità e l’utilizzo dei circa 6 milioni di euro stanziati dall’ente intermedio per il miglioramento delle strade extraurbane. «Siamo alle solite - si legge nella lettera - alle solite scelte suggerite da una prospettiva politica miope ed arrogante che, incurante dei problemi del territorio, rischia di sperperare denaro pubblico per la realizzazione di opere che non hanno alcun carattere di priorità». Su chi si appuntano gli strali? Sulla Provincia di Matera: «Dalle sue scelte dipenderanno le prospettive di sviluppo della comunità rotondellese. Senza che la predetta comunità abbia alcun potere decisionale in merito». Ma, perché tanta... acredine? «Si tratta di un finanziamento di circa 6 milioni di euro da destinare ad interventi sulle nostre strade extraurbane». E allora? «L'economia e le future prospettive del territorio sono rivolte alla statale Jonica. Si tratterebbe di Rotondella Due, l’area della Trisaia, il centro Enea, lo sbocco sul mare, i comuni viciniori. Insomma, tra Rotondella e la più importate arteria stradale per i flussi turistici, la 106. Si tratta si una irripetibile opportunità, forse l’ultima, per una comunità ed un territorio che si trovano sempre più ai margini del Metapontino”. Insomma, per le quattro associazioni firmatarie del documento «l'intervento prioritario è quello di un rifacimento del tratto stradale Rotondella-Jonica, il cui stato, oggi, è assolutamente indecente ,oltre che pericoloso. Tale tratto è quello della provinciale 104, caratterizzato da strette curve e controcurve, dove puntualmente si registrano incidenti che pregiudicano, di molto, le nostre possibilità di sviluppo economico e sociale». Invece? Invece «la Provincia sembrerebbe intenzionata ad utilizzare l’intero finanziamento di 6 milioni di euro per la realizzazione di un ponte, di qualche centinaio di metri, sul fiume Sinni (la “traversa Sinni” che oggi è ad attraversamento limitato) per assicurare un comodo accesso ai mezzi pesanti sulla statale Sinnica». Un’opera, a parere dei firmatari, che, «pur essendo auspicabile, non è prioritaria perchè i veicoli che utilizzano tale via di accesso sono, numericamente, insignificanti e perché Rotondella ha più accessi alla statale 653 e quello in questione è tra i meno percorsi». Da qui la richiesta di una conferenza di servizi dove esaminare la proposta “finale” delle quattro associazioni: «Utilizzare i 6 milioni di euro per consolidare la traversa (ponte) Sinni già esistente nonché migliorare la viabilità del tratto di provinciale 104 che assicura il collegamento Rotondella-statale 106». Filippo Mele
La posizione dell’Amministrazione comunale e del sindaco Agresti
sulla vicenda finanziamenti
«Discuteremo in Consiglio comunale un ordine del giorno da presentare a Regione e Provincia con le nostre richieste per migliorare la viabilità di accesso a Rotondella». Così, il sindaco, Vi to Agresti (Uniti per Rotondella), quando gli abbiamo chiesto della lettera inoltrata alle istituzioni da quattro associazioni culturali del suo comune. Lettera in cui si chiede di destinare i fondi stanziati dalla Provincia di Matera non alla costruzione di un nuovo ponte sul Sinni ma per consolidare quello già esistente puntando a migliorare la viabilità del tratto di provinciale 104 che assicura il collegamento con la statale Jonica. Collegamento ritenuto prioritario per il futuro del centro collinare-marino. Agresti non si è scomposto: «È la posizione dell’Amministrazione anche se mi corre l’obbligo di ricordare le battaglie dei cittadini residenti nella contrada Caramola per avere un ponte sul fiume Sinni degno di tal nome. Ricordiamo che attualmente sulla traversa il traffico è limitato alle auto e vietato ai mezzi pesanti. Ovviamente, riteniamo fondamentale il collegamento con la 106 per il nostro sbocco sul mar Jonio». Ma, non si potrebbero utilizzare allo scopo anche i fondi delle compensazioni nucleari? «No. Per la viabilità puntiamo ad altri canali di finanziamento». Filippo Mele
Gianluca Bruno

mercoledì 31 ottobre 2007

La logica perversa del finanziamento

La vicenda viabilità rappresenta l'ennesima prova dell’assenza di una “reale” pianificazione urbanistica territoriale che tenga conto, oltre che degli aspetti progettuali e strutturali, anche dei fattori sociali, culturali e politici.
Quando si realizzano interventi in edilizia, ma questo schema è valido anche in altri settori-attività, le fasi sono: analisipianificazioneprogettazione - esecuzione - gestione. Nella pratica, e non solo nel nostro territorio, le fasi/attività di analisi e pianificazione, prima, e quelle di esecuzione e gestione, poi, assumono un ruolo meno rilevante rispetto alla fase/attività di progettazione. Tutto gira attorno alla progettazione e la logica è più o meno questa: ci sono dei possibili finanziamenti europei-regionali-provinciali cosa facciamo? E si cerca di concorrere al finanziamento pianificando al momento qualcosa da realizzare. In questo modo, ogni intervento è isolato rispetto a quello che è preceduto e a quello che seguirà. Il finanziamento, per farla breve, diventa l’angolo dal quale guardare tutto il resto.
In realtà, se ci fosse una vera pianificazione territoriale si potrebbe individuare facilmente l’eventuale intervento da candidare a finanziamento: l’angolo dal quale guardare il tutto, in questo caso, diverrebbe l’intervento da realizzare e non più il finanziamento da ottenere.
La logica del finanziamento è la stessa che ha guidato e continua a guidare i centri di formazione in Basilicata (e non solo)...
Gianluca Bruno

lunedì 29 ottobre 2007

Iniziativa congiunta delle Associazioni Culturali di Rotondella sulla questione viabilità

Spett.le
S.E. PREFETTO DI MATERA
dott. Carlo FANARA
-SEDE-

Spett.le
PRESIDENTE DELLA GIUNTA DELLA REGIONE BASILICATA
-dott. Vito DE FILIPPO-
-SEDE-

Spett.le
VICE-PRESIDENTE E ASSESSORE ALLE ATTIVITà PRODUTTIVE,
POLITICHE DI IMPRESA,
INNOVAZIONE TECNOLOGICA
-dott. Vincenzo FOLINO-
-SEDE-

Spett.le
ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA,
SVILUPPO RURALE,
ECONOMIA MONTANA
-dott. Roberto FALOTICO-
-SEDE-

Spett.le
ASSESSORE ALL’AMBIENTE,
TERRITORIO, POLITICHE
DELLA SOSTENIBILITà
-Avv. Vincenzo SANTOCHIRICO-
-SEDE-

Spett.le
ASSESSORE ALLE INFRASTRUTTURE, OPERE PUBBLICHE E MOBILITà
-dott. Innocenzo LOGUERCIO-
-SEDE-

Spett.le
CONSIGLIERE REGIONALE
-Dott. Carlo CHIURAZZI-
-SEDE-

Spett.le
CONSIGLIERE REGIONALE
-dott. Cosimo LATRONICO-
-SEDE-



Spett.le
PRESIDENTE DELLA GIUNTA DELLA PROVINCIA DI MATERA
-dott. Avv. Carmine NIGRO-
-SEDE-

p.c.
Spett.le
SINDACO DEL COMUNE DI
ROTONDELLA
-Rag. Vito AGRESTI-
-SEDE-



Oggetto: PIANO REGIONALE DI VIABILITA' – PIANO PROVINCIALE PER LA VIABILITA' – FINANZIAMENTO DI CIRCA €URO 6.000.000,00 STRADE EXTRAURBANE DEL TERRITORIO DI ROTONDELLA – COLLEGAMENTO ROTONELLA-S.S. 653 “SINNICA”.

Siamo alle solite. Alle solite scelte suggerite da una prospettiva politica miope ed arrogante; da una prospettiva politica che, incurante dei problemi del territorio, rischia di sperperare denaro pubblico per la realizzazione di opere che non hanno alcun carattere di priorità; da una prospettiva politica che tende a salvaguardare e garantire i benefici di pochi a scapito dei legittimi interessi comuni e delle comunità.
Dalle scelte che la Provincia di Matera adotterà, dipenderanno le prospettive di sviluppo economico e sociale della comunità Rotondellese e del suo territorio; senza che la predetta comunità abbia alcun potere decisionale in merito.
Si tratta di un finanziamento di circa €uro 6.000.000,00 (l’attuale ammontare ha del grottesco: inizialmente lo stanziamento ammontava a circa €uro 7.200.000,00; viene decurtato di circa 1.200.000,00 per un mero “errore” !) da destinare ad interventi sulle strade extraurbane del Comune di Rotondella.
L’economia e le future prospettive del territorio sono rivolte verso la S.S. 106 “Jonica”. Si tratterebbe di facilitare i collegamenti tra Rotondella e Rotondella Due; tra Rotondella e l’area di Trisaia; tra Rotondella ed il centro ENEA; tra Rotondella e lo sbocco sul mare; tra Rotondella ed i Comuni viciniori; tra Rotondella e la più importate arteria stradale per i flussi turistici. Si tratta si una irripetibile opportunità, forse ultima, per una comunità ed un territorio che si trova sempre più ai margini dell’intera area metapontina.
È del tutto ovvio, basta del buon senso e dell’onestà (non solo intellettuale), che l’intervento prioritario per la comunità e per il territorio è quello di un rifacimento del tratto stradale Rotondella - S.S. 106, il cui stato, oggi, è assolutamente indecente oltre che pericoloso. Tale tratto è quello della S.P. 104, caratterizzato da strette curve e controcurve, dove puntualmente si registrano incidenti (pochi anni fa fu costituito un comitato di cittadini che chiedeva interventi a garanzia della sicurezza stradale; ottenne un risultato: il rifacimento di alcuni tratti di asfalto; gli incidenti, tuttavia, non sono diminuiti), che pregiudicano, di molto, le possibilità di sviluppo economico e sociale del territorio.
Ogni sforzo di sviluppo è teso, dunque, verso la piana di Trisaia, verso la piana metapontina e verso la zona costiera ionica. Decenni di politica locale, provinciale e regionale hanno finanziato e finanziano interventi di sviluppo lungo tali direttrici; le vie di comunicazione, invece, no! Si sottraggono, per misteriose forze del destino, a tale priorità.
La Provincia di Matera sembrerebbe intenzionata, infatti, ad utilizzare l’intero finanziamento di €uro 6.000.000,00 per la realizzazione di un ponte, di qualche centinaio di metri, sul fiume Sinni (c.d. “traversa Sinni” che oggi è ad attraversamento limitato) per assicurare un comodo accesso ai mezzi pesanti sulla S.S. 653 “Sinnica”.
Tale opera (il cui costo assorbirebbe l’intero finanziamento), pur essendo auspicabile, non è assolutamente prioritaria, per i motivi che di seguito si elencano:
1) i veicoli che utilizzano tale via di accesso per collegarsi alla S.S. 653 sono, numericamente, insignificanti;
2) la necessità di rendere tale traversa percorribile da parte dei mezzi pesanti non è una priorità, anche perché Rotondella ha più accessi alla S.S. 653 (e quello in questione è tra i meno percorsi);
3) destinare l’intero ammontare del finanziamento al rifacimento del ponte contrasta con le scelte politiche, economiche e sociali che da decenni il governo regionale, provinciale e comunale hanno perseguito e perseguono;
4) le possibilità per il centro collinare di fermare lo spopolamento, il degrado e l’abbandono sarebbero seriamente compromesse;
5) con ogni probabilità, i sei milioni di euro in questione consentirebbero il consolidamento della traversa (ponte) Sinni già esistente nonché il miglioramento della viabilità del tratto di S.P. 104 che assicura il collegamento Rotondella-S.S. 106;
6) da ultimo, ed è l’aspetto più importante, l’originario progetto, con le sue successive varianti, prevedeva degli intereventi articolati per fasi successive, in linea con quanto riferito al precedente punto (n. 5).
A fronte di tali evidenze ci si pone la domanda del perché, alla Provincia di Matera, sia balenata l’idea di rifare solamente il “Ponte sul Sinni” e del perché sulla questione vi sia stato, per molto tempo, un assordante silenzio da parte delle istituzioni interessate. Ciò, tuttavia, è ultroneo e sarà approfondito in seguito.
Quello che oggi interessa è un intervento delle autorità e delle istituzioni, cui la presente è indirizzata, per far sì che, nell’ambito dei rispettivi poteri e delle rispettive competenze previste per legge, siano adottate ed intraprese le opportune iniziative al fine di offrire al territorio di Rotondella un’opportunità, un’occasione di sviluppo che passa, necessariamente, da opere infrastrutturali (quali quelli viarie) che siano coerenti con le scelte di sviluppo economico e sociale prima imposte ed oggi condivise dalla comunità.
Ci si augura che la Provincia di Matera, che sulle presenti questioni ha sempre dimostrato sensibilità, voglia adottare la scelta giusta per il territorio di Rotondella, scelta che non passa solamente per il “Ponte sul Sinni”, espletando non solo le previste conferenze di servizio ma interessando, informando ed ascoltando la gente (dέmoς) che vive sul territorio, sul cui groppo tali scelte sono destinate a pesare.
Si attende un segno da parte delle istituzioni e della politica, un segno che ci possa far dire di non essere più “alle solite”.
Scusandoci per la prolissità e certi di un pronto riscontro si porgono deferenti ossequi.

Rotondella, lì 29/10/2007

Le Associazioni Culturali di Rotondella
· Khorakanè
· Community: “Laboratorio di Cultura Politica”
· ARCI “La Tarantola”
· Pio La Torre
. PROCIV-ARCI
Gianluca Bruno

sabato 27 ottobre 2007

Gli alberi e le vele della fregata (ura) rotondellese

La fregata (ura) rotondellese è più che mai sotto gli occhi di tutti. E' bastato eliminare le vele, che hanno causato l'incidente di ieri sera, per mettere in evidenza il taglio delle decine di alberi che costeggiavano la passeggiata: Corso Garibaldi è affondato. Tra qualche giorno toccherà agli alberi oltre il muretto.
Insomma quella non sarà più la fregata degli incontri e delle passeggiate socializzanti ma un cantiere perenne dal fine indecifrabile (e cioè una fregatura). Anche alcuni ex sostenitore della realizzanda opera hanno iniziato a proferire commenti di disapprovazione...Peccato, ma è troppo tardi!
Gianluca Bruno






venerdì 26 ottobre 2007

Ecco il primo sinistro dei lavori di Corso Garibaldi...











Con molta probabilità sono il meno adatto a raccontare questo "piccolo" incidente di percorso, ma sono anche stato il primo ad arrivare sul posto: la recinzione del cantiere di C.so Garibaldi è caduta interamente, andando a finire sulla macchina di un giovane passante. Una battutina sarebbe d'obbligo, vista la mia eccessiva simpatia verso questo stravagante progetto, ma evito volentieri di scherzare per sottolineare, invece, una questione molto delicata: in Italia esistono leggi che disciplinano la sicurezza sui luoghi di lavoro (legge 626/94) e che prescrivono i requisiti minimi che devono avere i cantieri temporanei o mobili per evitare "anche" incidenti di questo genere (legge 494/96).
La pesantissima struttura in ferro era semplicemente poggiata a terra senza essere legata "nei punti giusti" ad alcun rinforzo. Anche un bambino delle scuole elementari capirebbe che il primo soffio di vento farebbe facilmente crollare una struttura di questo tipo (viste le sue caratteristiche e dimensioni si viene a creare il cosiddetto effetto vela, ossia lo stesso fenomeno del windsurf in mare).
Questa sera, non è retorica, la pesantissima struttura avrebbe potuto causare danni ben più gravi, magari alla salute di qualche cittadino, ma per fortuna l'assicurazione del cantiere provvederà solo a risarcire il conducente per il danneggiamento del veicolo. Speriamo di non dover più sentire storie simili: sui cantieri si può morire (anche solo passandoci davanti) se non vengono adeguatamente rispettate le norme di sicurezza.
Gianluca Bruno

Giovanni Falcone domani mattina su Rai 1

Cari amici, Giovanni Falcone mi ha chiesto di diffondere la notizia della sua partecipazione al programma di domani mattina "Sabato&Domenica" in onda su Rai1 dalle ore 07:00 alle 9:30. Grazie per l'attenzione

Gianluca Bruno

venerdì 19 ottobre 2007

La legge Levi-Prodi e la fine della Rete

Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.Il 99% chiuderebbe.Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.
Ps: Chi volesse esprimere la sua opinione a Ricardo Franco Levi può inviargli una mail a: levi_r@camera.it
Fonte: Beppe Grillo
Gianluca Bruno

mercoledì 17 ottobre 2007

Eluana Englaro: dal 18 gennaio 1992 in stato vegetativo permanente

L'ordine delle immagini è casuale: ognuno le disponga secondo la "sua" volontà!







Gianluca Bruno

venerdì 12 ottobre 2007

Comunicato stampa dell'amministrazione comunale di Rotondella sulle ultime vicende radioattive

Nell’interesse del territorio


È ormai una vecchia novità: ogni anno, puntualmente, Rotondella ed il suo territorio vengono associati a rifiuti, scorie radioattive, plutonio, ecc..
Ogni anno tali notizie vengono fuori in concomitanza con l’avvio della raccolta e vendita dei prodotti agricoli delle nostre terre.
Ogni anno, dopo il polverone iniziale, non accade nulla, tutto viene dimenticato sino al prossimo articolo di stampa, fino al vecchio-nuovo scoop giornalistico.
Ogni anno a pagarne le conseguenze sono sempre i soliti noti: gli agricoltori, i nostri prodotti, la nostra economia, l’immagine del nostro territorio.
Sarebbe il caso di chiedersi a chi giova tutto questo. Ma non è questa la sede.
È più utile, oggi, chiedere chiarezza, trasparenza e celerità. Ciò che interessa è la verità sulla gestione dei rifiuti, se verità ci sono da scoprire; onestà intellettuale e rispetto per le persone coinvolte in queste delicate vicende da parte di certa stampa che sembra abbandonarsi a facili sensazionalismi, tralasciando il rigore, fatto di riscontri oggettivi, proprio dell’attività giornalistica.
Nonostante memoriali, indicazioni precise di luoghi, rilievi sulla presenza di plutonio (!), voci circa rapporti tra servizi segreti deviati, criminalità organizzata e stati esteri, affondamenti di navi nel mediterraneo, misteri di Italia e quant’altro, un solo dato è certo NON ESISTE ELEMENTO, RISCONTRO, PROVA, INDIZIO, di nostra conoscenza, che avalli tali ipotesi (non sappiamo neanche cosa contenessero i fusti ritrovati di recente a Pisticci e che hanno dato il via al vecchio-nuovo linciaggio mediatico nei confronti degli indagati e del territorio).
Non è possibile e non è da paese civile sacrificare all’altare delle ipotesi, delle teorie (che a volte si possono definire complottiste) il destino delle persone di volta in volta coinvolte e dell’intero territorio.
Chiediamo a gran voce che la magistratura, cui va il nostro sentimento di piena fiducia, faccia il suo corso, che porti a termine le indagini e che ci dica se vi sono o meno reati e da chi sono stati compiuti.
Contestualmente, al fine di tranquillizzare la popolazione e nel rispetto della riservatezza dell’indagine chiediamo alla Magistratura, ai responsabili Nazionali dell’Enea, della Sogin ed ai vertici degli Organi Nazionali preposti al controllo che ci vengano anticipate le risposte ai seguenti quesiti:

- E’ stato prodotto plutonio nell’impianto ITREC?
Se la risposta è affermativa,
- in che quantità è stato prodotto e attualmente dove è fisicamente detenuto?
- quando è stato effettuato l’ultimo controllo da parte degli organi preposti (IAEA, Euratom; APAT, ARPAB) e quali sono le risultanze dei controlli in termini di presenza quantitativa e di sicurezza di stoccaggio?
Al contempo, posto che ancora vale la presunzione di innocenza, esprimiamo solidarietà agli indagati.
Per finire suggeriamo al Presidente Defilippo la convocazione immediata del Tavolo della Trasparenza

Confidando che la verità sia la prossima novità, nell’interesse delle persone e del territorio.

Rotondella lì 11 ottobre 2007

Gianluca Bruno

domenica 30 settembre 2007

Circa 4.5 milioni di euro in meno per il Comune di Rotondella

La compensazione è stata ridotta del 60%. Il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) ha rettificato la decisione precedente riguardo ai fondi da destinare ai comuni nuclearizzati stanziando solo 71 milioni di euro; di questi il 4% sarà destinato al Comune di Rotondella e un altro 4% alla Provincia di Matera. Numericamente questo significa che invece degli oltre 6 milioni di euro il Comune di Rotondella riceverà solo 2.8 milioni.
Un’altra questione aperta, emersa nel consiglio comunale di ieri sera, riguarda i lavori sulla viabilità. Come evidenziato anche dalla stampa locale nelle settimane precedenti, non solo si avrà una riduzione dei fondi da 7.1 a 6 milioni di euro, ma sembra che ci sia un vero e proprio braccio di ferro tra Provincia e Comune circa la scelta dei lavori da eseguire: abbattimento e ricostruzione del ponte sul Sinni o riduzione dei tornanti che separano il centro abitato dalla S.S. 106? La preferenza per quest’ultima opzione, sulla quale è sicuramente orientata la popolazione residente e sulla quale “sembrava” orientata la stessa Giunta comunale, dagli intervanti di ieri sera degli Assessori Agresti e Dimatteo, oltre che del Sindaco, è risultata essere espressa in maniera alquanto contraddittoria. Per comprendere meglio la posizione della maggioranza comunale, oltre che l’evolversi della situazione in relazione alla disputa con la Provincia, non resta che aspettare il prossimo consiglio comunale.
Gianluca Bruno

sabato 22 settembre 2007

Intervista all'on. Giuseppe Giulietti sulle scorse elezioni primarie

Propongo l'intervista integrale a Giuseppe Giulietti, Responsabile Comunicazione Primarie, realizzata dal sottoscritto e da altri colleghi universitari in data 9 novembre 2005 a Roma.
E' possibile trovare l'intervista all'interno del volume io partecipo io scelgo io governo scritto in collaborazione tra l'Osservatorio Mediamonitor, della Facoltà di Scienze della Comunicazione, e Articolo 21.
All’indomani dello straordinario successo delle Primarie Michele Serra, su Repubblica, ha scritto che quello del 16 ottobre è stato un evento che la società civile aspettava da tempo e che, a vedere le persone in coda composte e sorridenti, c’era da chiedersi come mai nessuno ci avesse pensato prima. Secondo Lei le Primarie hanno realmente soddisfatto un bisogno inespresso della società italiana? Sono entrate o entreranno presto nella nostra cultura politica o sono state solo il frutto di una particolare congiuntura?

Ho sempre molta paura di quelli che ritengono di avere una ricetta precisa. Credo che la prima cosa che dovrebbe insegnarci l’esperimento delle Primarie è l’uso del dubbio e la capacità di ascoltare la società e non di dettare esclusivamente ricette. Vale a dire la capacità di utilizzare i più raffinati strumenti della comunicazione, della sociologia e dell’inchiesta per capire gli umori più profondi della collettività e sapere che anche questi possono non essere esaustivi. Quasi nessun grande centro di ricerca e quasi nessun editorialista italiano aveva colto la nuova tendenza e quindi le Primarie ci mandano a dire che c’è un difetto di antenne nella pancia della società e che è sterile la contrapposizione tra partiti, mondo accademico e mass media. Secondo me le primarie hanno colto il bisogno dei cittadini di potersi esprimere e di poter esprimere, come abbiamo detto in uno dei nostri slogan, un voto che conta. Ho come la sensazione che i nostri cittadini spesso siano stati chiamati a consultazioni che in realtà non hanno avuto conseguenze. Questa volta, invece di avere un diritto in meno, è stato consegnato loro un diritto in più e lo hanno esercitato.

A fronte di questo bisogno e dell’indiscusso valore politico di queste consultazioni (una risposta al contestato ritorno al proporzionale della destra) quanto ha pesato la comunicazione sulle Primarie, il solo “parlarne” di per sé?


Sin dall’inizio abbiamo spiegato che con le Primarie i cittadini avrebbero avuto un nuovo diritto e che L’Unione si stava seriamente impegnando per rendere solida la richiesta dei cittadini di avere più diritti e più certezze. Questo segno “più” si contrapponeva, nelle stesse ore, al fatto che un Berlusconi, disperato, pur di tentare di ridurre la sconfitta, ricorreva ad un imbroglio palese che dava a tutti meno diritti e meno certezze. In questo senso la campagna impostata sul “più diritti” è stata messa maggiormente in risalto, negli ultimi giorni, dalla scelta degli alleati di Berlusconi di ridurre i diritti sociali e di libertà.
In questo contesto il “più” è stato attribuito all’Unione e il “meno” alla coalizione di centrodestra ma, ovviamente, questo non è detto che si ripeterà nei prossimi mesi.
Quindi L’ Unione ha tratto favore anche dal confronto con l’altra coalizione?
Si, ma questo non era possibile prevederlo anticipatamente. Noi siamo partiti con una campagna all’insegna del “più diritti” ma l’estremismo dello schieramento opposto mediaticamente ci ha aiutato a rendere più chiaro il nostro messaggio.
In realtà la campagna elettorale delle Primarie, grazie anche al contributo dell’università e della società civile, al lavoro impeccabile dei volontari e ai seminari organizzati per capire le ragioni delle Primarie, ha evidenziato la nascita di un nuovo diritto e quindi non mirava semplicemente a chiedere un voto contro Berlusconi. Quest’ultimo cinque anni fa si era affermato, grazie ai tanti miracoli mediatici e ai sogni gratuiti venduti in tv, con il segno “più”. Sembrava il più nuovo, il più fantasioso, l’uomo in grado di dare più certezze a ricchi e poveri. Aveva fatto un piccolo miracolo politico e mediatico. Questa volta mi pare che gli abbiamo strappato la bandiera del “più”.

Da subito Lei ha voluto che l’evento Primarie fosse l’occasione buona per una “comunicazione partecipata” in grado di coinvolgere maggiormente i cittadini. Pensa che la sicurezza raggiunta nella comunicazione sia stata supportata da una reale convinzione a livello politico?

Per le Primarie abbiamo cercato di impostare un lavoro di squadra per l’individuazione delle forme di comunicazione più appropriate al fine di esaltare, sempre e comunque, tutto ciò che unisce rispetto a ciò che divide. Abbiamo studiato segni, simboli grafici, parole e utilizzato i blog e la rete nel tentativo di raggiungere i cittadini e dimostrare loro che dentro le differenze c’è un robusto filo unitario.
Quindi penso che le Primarie siano un metodo dal quale non si possa tornare indietro. Che non debbano essere usate solo per confermare un candidato ma applicate soprattutto quando non c’è un candidato o quando si deve individuare il migliore. Bisogna studiare formule che rendano maggiormente possibile, accanto a quella legittima dei partiti, forme di candidatura che possano venire da associazioni e gruppi di cittadini.
Non si possono usare le Primarie come una clava sulla testa dei più piccoli. Sono dell’avviso che si debbano fare sempre e comunque, attraverso un regolamento condiviso, perché hanno un senso se suscitano passione e partecipazione.
Sull’interpretazione di questo istituto abbiamo avuto risposte diverse all’interno dell’Unione. Come Osservatorio sulla comunicazione politica riflettevamo sul fatto che utilizzarlo solo in alcuni contesti potrebbe generare situazioni di disparità in termini di diritti. Quindi chi decide se fare le primarie a Pavia piuttosto che a Milano, o a Firenze piuttosto che a Palermo?
Proprio perché la politica è fatta di regole, credo che sia assolutamente importante che il seminario sulle Primarie italiane annunciato da Romano Prodi, da Vannino Chiti e dall’Ufficio di Presidenza, qualche ora dopo il voto, debba essere la sede non solo per dire quanto siamo stati bravi, che in politica conta poco, ma per individuare un regolamento condiviso che consenta alle Primarie di non fermarsi a questo primo esperimento.
Una volta che si esprimono oltre 4 milioni di italiani la sola idea di mettere il dito nella diga significa non capire molto di politica. E’ meglio riconoscere che le Primarie sono un fatto positivo e che dovunque siano possibili si debbano fare. L’eccezione può essere preferita laddove il nuovo diritto non è condiviso e determinerebbe non un passo in avanti ma indietro.
Quali possono essere le cause di tali eccezioni?
Un passo indietro, ad esempio, si potrebbe avere qualora in una città non ci fosse accordo sul candidato proposto da una forza politica maggiore, che ha il 51%, i partiti minori e le associazioni. La mia è una preoccupazione a tutela delle forze politiche e sociali minori. Ci possono essere contesti territoriali in cui un partito è così radicato da potersi permettere il lusso di scegliere o non scegliere le Primarie.
Le lanciamo una provocazione: ci sono molte altre zone in cui le forze politiche, da sinistra a destra, hanno difficoltà ad avere un dialogo forte con la società civile. Allora può essere che la società civile sia più avanti rispetto ai partiti e proponga le Primarie che i partiti vedono magari come una sottrazione...
Io credo che in una società moderna uno schieramento di centrosinistra, in Italia ma anche in Europa, non possa che assumere la bandiera dei diritti civili e di libertà. Ci sarà una zona in cui ti scavalcheranno? Vorrà dire che tu, partito, non sei stato in grado di rispondere ai bisogni della collettività e non potrà certo essere uno strumento di democrazia diretta a terrorizzarti.
Rimango sconvolto quando mi dicono: “in quella città i partiti non ci sono più”, “in quella città i poteri forti comandano”, ”in quella città non si fa più un dibattito politico”, “in quella città non si parla di politica estera”, ”in quella città non si parla di etica”, “in quella città gli studenti non si possono riunire”. Questo mi fa paura perché significa che in quella città c’è il silenzio e quando c’è il silenzio nasce tangentopoli. Quando c’è un fermento di partecipazione bisogna coordinarla attraverso la “parola” e la parola è in genere una forma di controllo preferibile al silenzio

All’interno della coalizione ha incontrato qualche tipo di debolezza o incertezza riguardo alle Primarie?

Vorrei che prendessimo atto, non polemicamente, che le Primarie in Italia non sono nate bene, si sono concluse in modo entusiasmante ma che forse è arrivato il momento di fissare delle regole condivise da tutti gli schieramenti politici.
Non sono nate bene perchè si sono collocate al termine di un periodo di dissenso. Le Primarie sono state vissute per taluni aspetti quasi come una tragedia. Qualcuno pensava fossero un modo per evitare la divisione legittimando il leader, o ancora, una valida alternativa alla rottura. Molti hanno dato la sensazione più di subirle che di volerle. Sono nate quasi come il male minore e in alcuni casi hanno denotato, a mio avviso anche all’interno dell’Unione, una scarsa fiducia nei cittadini e nelle forme della democrazia diretta. Hanno evidenziato un’idea antica della democrazia, basata sulla concezione che quando la società degli ottimati, lo ritiene opportuno, si riunisce e ciò che viene deciso è giusto in sé. Un’idea che anche nelle sue varianti moderate non si rende conto che in realtà è una discendenza malefica delle forme peggiori del tardo giacobinismo o delle forme peggiori del leninismo nella sua fase degradante. Credo che questa visione asfittica, ottocentesca e non moderna della democrazia, sia nelle sue varianti di sinistra che nelle sue varianti moderate, rischia di far perdere moltissime potenzialità allo schieramento di centro-sinistra.
Io vorrei che queste difficoltà si superassero!Una volta acquisite le Primarie è necessario utilizzarle anche nelle situazioni scabrose. Vanno fatte a Milano come in Sicilia a qualunque risultato portino. È necessario sceglierle come metodo sostanziale e non casuale, perché se i partiti credono nella democrazia i cittadini credono nei partiti. Non si può pensare di farle a giorni alterni ma vanno considerate come una forma di investimento per il futuro.

L’esperienza delle primarie, che ha coniugato valori ed entità di diversa natura, ha presentato più di un tratto in comune con l’iniziativa di Articolo 21 che Lei porta avanti da tanti anni. Pensa che questo modello di gruppo organizzativo aperto possa essere un modello realmente esportabile in ambito politico?

Su questo ho sempre avuto serie perplessità. La cosa migliore è che ognuno faccia bene il suo mestiere e che si costruisca una rete in cui ciascuno costringa l’altro a dare il meglio di sé. Quello che è accaduto attorno alle Primarie è un esempio di moderna sartoria. Articolo 21 è nata sull’onda dei movimenti e dei girotondi ma ha sempre cercato l’inclusione. Questo mentre alcuni nuovi movimenti escludevano ed erano esclusi dai partiti politici.
Cos’è accaduto nelle Primarie? È successo che sono nate male ma hanno costretto ciascuno a dare il meglio si sé e a collaborare a stretto contato con gli altri. Se i partiti non si fossero mobilitati non avremmo avuto seggi in tutta Italia ma è anche vero che i partiti, senza lo straordinario lavoro di volontari, militanti e associazioni di cittadini, non sarebbero bastati.
In questo senso quello di Articolo 21 è un modello da imitare, nato per mettere assieme e non contrapporre partiti, sindacati, associazioni, individui, accademici, ricercatori, autori e scrittori, non chiedendo a nessuno di rinunciare alla propria identità politica e sociale.
Ecco il modello vincente che ho in mente. Dopodichè diffido dei mitomani e penso che nessun modello in sé sia sufficiente e che nessuna associazione debba presentarsi come modello ma come struttura aperta pronta ad accogliere altre esperienze. Vorrei che in Italia l’articolo 21 della Costituzione non fosse più un problema, che di Articolo 21 non ci fosse più bisogno e che, nel prossimo quinquennio, potessimo cominciare a progettare nuove opportunità di libertà. Però guai a proporre modelli unici!

Una delle preoccupazioni maggiori dei singoli partiti dell’Unione, ma soprattutto del Suo ufficio, è stata quella di fornire dati tecnici al maggior numero di elettori. In questo il ruolo delle nuove tecnologie, accanto a quello dei media tradizionali, si è rivelato indispensabile. Lei trova che nelle Primarie internet abbia affiancato degnamente i media tradizionali?

Il successo politico, organizzativo e mediatico delle Primarie credo sia stato determinato da tante nuove forme di comunicazione. Parlo di radio, tv, internet, blog, giornali di quartiere, giornali della lega delle cooperative e un mondo straordinario di edicolanti di cui nessuno parla mai. Si è messa in moto una rete mediatica che, senza escludere i grandi, ha attivato tutte le altre forme della comunicazione che fino a qualche tempo fa si guardavano con supponenza.
Spesso vediamo solo quello che va in onda su Rai e Mediaset mentre questa volta è stata fatta un’operazione mediatica che non è caduta nella trappola del duopolio. Secondo me questo è un messaggio anche per il futuro e starei attento a non credere che il nostro mondo si esaurisca in due talk show serali. Si può esistere e si può vincere anche senza mettere piede nei principali talk show del paese.

In periodi di cosiddetta “campagna permanente” uno degli indiscussi pregi delle Primarie è stato quello di attivare la partecipazione e la mobilitazione del popolo del centrosinistra anche in vista delle politiche del 2006. Per tenere vivo questo successo fino ad aprile come dovrà essere concretamente l’azione comunicativa dell’Unione?

Il grande vantaggio dell’Ufficio Comunicazione delle primarie, rispetto ai nostri predecessori, è stato avere tra le mani un brevetto collettivo. Ci è stato affidato un buon prodotto politico che estende i diritti, espande la democrazia e che è in grado di produrre passione e interesse. Non abbiamo avuto bisogno di ricorrere alla maionese per nascondere la puzza, abbiamo potuto presentare il prodotto come biologico, naturale e senza additivi, direttamente proveniente dalla terra della politica.
Non credo che nella politica venga prima il marketing o la tecnica. Quando non c’è il candidato, il programma e manca la passione allora non c’è marketing, denaro e comunicazione che tenga e si è destinati allo sconquasso, soprattutto a sinistra. Cinque anni fa qualcuno mi chiese dei consigli su come impostare la campagna elettorale ed io risposi che non riuscivo a trovare una fotografia che mettesse insieme 17 segretari di partito sorridenti. Bisognava solo capire che era indispensabile una proposta politica unitaria e un valido progetto.
A destra il meccanismo è diverso perché c’è la logica del proprietario anche se, a mio avviso, il tracollo è già cominciato e non è un tracollo mediatico. Non c’è più una politica, un leader, un progetto e quindi la finzione non riesce ad avere la meglio sulla realtà. Berlusconi non cammina più perché il suo schema è la fiction e questa funziona se si promette il futuro e non un prodotto scadente già provato.
Nel futuro credo si debba tener fede all’impegno di convocare la riunione sull’analisi delle Primarie per capire che la comunicazione non è stata una tecnica applicata, ma che la sua riuscita è stata dovuta ad una buona scelta politica.
Proprio perché abbiamo dimostrato di essere uniti attorno al Presidente e al progetto comune è cresciuta la nostra responsabilità nel concepire una campagna elettorale attorno alle parti condivise. Dobbiamo essere capaci sin da subito di proporre un grande slogan che proverei a lanciare in questa sede: “La realtà deve avere la meglio sulla fiction”! Berlusconi ha promesso dei sogni che in realtà sono svaniti anche se non basta affermare questo perché, accanto ai loro segni negativi, bisogna dimostrare agli elettori quali sono i nostri segni positivi.
Secondo me bisognerebbe dire agli elettori che vogliamo più pace e quindi dobbiamo uscire dall’Iraq, che vogliamo più sicurezza e quindi bisogna affrontare in ambito europeo il tema del terrorismo e dell’immigrazione, che vogliamo più sicurezza a casa e quindi i contratti di lavoro vanno chiusi, che vogliamo più scuola, più ricerca, più università, più sanità e quindi diciamo no alla devastazione degli strumenti pubblici di formazione, di cura e di solidarietà. Vede, dunque, una campagna impostata propriamente su temi politici, sulla vita delle persone e su tutti quelli che in America sono chiamati temi sostanziali? Si, sulla vita delle persone ma facendole anche sognare e dando loro ampio respiro.

Come crede potrà mantenersi in futuro un atteggiamento comunicativo partecipato in assenza di un evento, come le Primarie, così aggregante per la coalizione?

Dalle Primarie si evince una forte richiesta di unità da parte dei cittadini. Una volta elaborato il progetto comune e scelto il candidato, pur tenendo conto delle differenze interne, occorre puntare alla stabilità e lasciare che la campagna elettorale del 2006 ruoti attorno a Prodi.
Credo sia un grave errore archiviare l’esperienza delle primarie. La nostra scommessa è quella di ripetere l’esperienza per riuscire ad attivare una grande radiotelevisione locale e nazionale, di tipo umano, che si esprima in modi e forme diverse. Occorre utilizzare tutti gli strumenti, da quelli tradizionali come i manifesti e le assemblee fino a internet ma bisogna avere soprattutto la capacità di incidere sull’agenda delle comunicazioni. Cosa deve fare questo ufficio? Spostare la sua maniacale attenzione sul programma, costruire la colonna sonora unitaria che duri nel tempo, dimostrare che oltre le distinzioni, come nel caso delle Primarie, esiste un robusto tessuto unitario e, ovviamente, comunicare il progetto. Si parlava di continuare l’esperienza di una comunicazione unitaria laddove le elezioni saranno proporzionali e quindi dei singoli partiti. Ci sarà quindi la necessità di creare dei momenti forti anche a livello simbolico per non scoraggiare quei 4 milioni 300 mila votanti e possibilmente tanti altri... Quando venne fatta la legge elettorale truffa anche esponenti di spicco del mondo della politica e del giornalismo vennero a dirmi che le Primarie erano finite e che con l’arrivo del proporzionale l’interesse per queste sarebbe diminuito e i cittadini non sarebbero andati a votare. Ovviamente non avevano capito niente! Proprio perché ci si trovava di fronte a un imbroglio, l’offerta di un nuovo diritto avrebbe fatto aumentare la partecipazione, perché le persone avrebbero avvertito come una ferita indelebile quello che stava accadendo tra le file del centrodestra.
Per le elezioni del 2006 se gli elettori dovessero trovarsi di fronte a delle divisioni politiche interne potrebbe esserci il rischio di perdere. Ed io continuo a ripetere che Berlusconi non è affatto sconfitto, che i trucchi mediatici possono non farti vincere ma sicuramente aiutano, che in Italia c’è un umore politico moderato storicamente molto forte, che quella del centro destra sarà la campagna elettorale più dispendiosa e miliardaria che l’Europa abbia mai conosciuto e che l’idea che la destra sia già stata sconfitta è pericolosissima.

Al di là delle scelte editoriali o politiche delle singole testate o emittenti, Lei pensa che il mondo della comunicazione abbia coperto a sufficienza l’evento Primarie o lo abbia sottovalutato? E per quale motivo?

Se già una parte delle istituzioni della politica non credeva nelle Primarie il mondo dei media non ha fatto altro che assecondare questa tendenza. Qualche grande quotidiano, ad esempio, ha fatto delle campagne sostanzialmente contro le Primarie. Come si fa a convincere i cittadini che le Primarie sono inutili? Si incomincia dicendo che non servono, si fa parlare solo chi non ci crede e si confinano, in poche righe, le notizie utili sul come votare. Per cogliere immediatamente la distanza tra chi ha creduto e chi non ha creduto in questo nuovo istituto, basta andare a vedere la differenza fra le pagine dedicate all’ultima polemica tra i candidati e le informazioni date sulle modalità di voto. È legittimo che un mezzo di comunicazione possa non credere nelle Primarie però mi sembra giusto che informi il cittadino sul come votare.
La prima volta che le Primarie sono andate sulle prime pagine dei giornali è stato quando i no-global hanno occupato la sede di piazza Santi Apostoli. Pensa sia tutto un disegno interno alla logica dei media?
Questa è un po’ la logica del salotto chiuso! Alle volte la comunicazione accusa la politica di avere un’agenda chiusa senza rendersi conto di far parte dello stesso meccanismo . Oggi c’è il rischio di avere dei gruppi ristretti che si mandano segnali tra di loro e che, vivendo immersi nella fiction, non credono più nello strumento dell’inchiesta sociale. Senza saperlo anche chi critica la fiction è all’interno delle stesse coordinate culturali di un mondo che usa la tv per pettinarsi o rispecchiarsi e giudica la tv buona quando appare il capo e cattiva quando non appare. La tv è cattiva quando non ti fa più vedere il mondo, quando non ti da più stimoli e conoscenza, quando non esprime più curiosità e quando non ha più voglia di andare controcorrente. Credo che se qualche giornalista fosse andato lungo l’Italia a fare un’inchiesta sull’utilità delle Primarie ci avrebbe dato, nel bene o nel male, dei segnali e allo stesso tempo gli avrebbe ricevuti. Mi auguro che questa lezione sia tratta non solo da chi fa politica ma anche da chi fa comunicazione.
Devo ovviamente riconoscere dei meriti a qualcuno. Sulle prime pagine del Corriere della Sera ho letto dei pezzi di forte autocritica del prof. De Rita; ho visto su Repubblica, Ivo Diamanti, fare un’analisi molto attenta e precisa.
Noi come Ufficio Comunicazione abbiamo denunciato chi non ha dato notizie ma principalmente segnalato chi, al contrario, l’ha fatto. Ad esempio alcuni grandi conduttori di talk show hanno bucato alla grande parlando di chirurgia plastica e non delle Primarie. I Tg serali hanno trattato quasi esclusivamente le polemiche che facevano da cornice all’evento e alcune reti Mediaset non hanno mai fornito notizie a riguardo. Però, accanto a questi esempi negativi, è doveroso soprattutto ricordare tutti quelli che si sono impegnati fin dal primo momento a fare il loro mestiere con cognizione come Sky, Rai News, La7, Telenorba, Rai 3, il Tg2 e il Tg3, Primo piano, Ballarò; e ancora alcune straordinarie radio come Radio Città Futura, Radio Popolare, Radio Capitol e molte altre. Anche Uno Mattina, che dipende dal Tg1, ha elaborato una serie di schede informative e mi fa piacere constatare che nel servizio pubblico consistenti isole positive ci sono state. Sono inoltre contento di riconoscere che un giornalista così distante come Moncalvo, direttore de La Padania, ha creduto nelle Primarie.
Noi abbiamo intrapreso questa strada di studio già da qualche anno analizzando perfino l’intrattenimento, venendo talvolta accusati di blasfemia nell’ambito della comunicazione politica, e pensiamo fortemente che la strada maestra della cultura del nostro paese passa anche attraverso quelle trasmissioni che possono essere definite leggere...
Insisto sul fatto che le Primarie sono state un buon argomento politico, democratico e mediatico che è stato arricchito non dal gossip ma da una grande capacità di presentarlo.
La campagna mediatica si è affidata anche alla costruzione di set, eventi, immagini e strumenti della comunicazione correlati con il progetto politico. Il set artificiale della sede, il kit per votare e l’idea di fare la prima fiction di come si vota sono state intelligenti perché partivano da una buona idea politica. Buona politica e buone idee possono determinare buona comunicazione mentre una comunicazione geniale non può determinare una buona politica.

In un periodo di politiche dello Studio da più parti contestate, non abbiamo potuto fare a meno di notare una considerazione per il ruolo dell’università – per la facoltà di Scienze della Comunicazione in particolare – che spesso anche all’interno del centro sinistra è decisamente mancata. Come valuta, da uomo di comunicazione, l’apporto che un Osservatorio universitario può dare alla rivisitazione o almeno al monitoraggio della comunicazione politica italiana?

Straordinario! Anche se sono il meno adatto a giudicare perché conosco da tempo la vostra professionalità. È stato un lavoro importante perché alle nostre idee occorreva un indispensabile supporto scientifico e ha dimostrato che per fare una buona comunicazione non serve affidarsi esclusivamente ai mass media ma anche a chi è in grado di legare le dinamiche comunicative a quelle sociali.
L’Unione ha da subito accettato la mia proposta di affidare parte della comunicazione a degli studenti universitari interessati a fornire il loro contributo attraverso la realizzazione di sistemi simbolici, slogan e frasi che hanno interpretato molto bene l’evento Primarie. E penso che Romano Prodi farebbe bene a mantenere questo rapporto stretto con l’università. Tra l’altro credo che non sia faticoso scegliere un metodo di lavoro di questo tipo e che oltretutto sia divertente.
Una delle cose che ricordo con piacere è quando sono venuto all’università e sono stato interrogato da studenti che quasi sicuramente alle scorse elezioni avevano votato per il centrodestra. Questi, di fronte alla particolarità dell’oggetto Primarie, non hanno avuto paura e hanno da subito capito che stavano parlando di un diritto in più, che oggi può riguardare il centrosinistra ma che domani potrà riguardare lo schieramento per cui loro voteranno. Quindi ritiene che potrebbe essere un primo passo verso ruoli tecnici della comunicazione? Penso che sia sempre positivo tutto ciò che determina l’allargamento ma questo va praticato e non semplicemente dichiarato.

Immaginiamo che questi mesi di lavoro, spesso frenetico, alla direzione dell’Ufficio Comunicazione delle Primarie le abbiano fatto vivere più di un episodio degno di memoria. Ci racconta quello che più di tutti Le fa piacere ricordare?

Il 16 mattina quando mi sono svegliato, se così si può dire, ho acceso il cellulare e alle 08:01 è arrivato il primo sms con su scritto: sono il segretario del Cardinal Tal dei Tali e ho già fatto il mio dovere. Alle 08:03 un frate Benedettino diceva di aver votato e di aver addirittura benedetto il seggio. Infine alle 08:12 un amico mi ha segnalato che, al seggio in cui si trovava, erano da poco andate a votare delle suore. Questi sono stati i primi sms e ho subito pensato che, essendo uno che ama molto scherzare, ero rimasto vittima dello scherzo di qualche amico.
Sono uscito per strada alle 09:15 e via Candia era deserta. Ho pensato che stava andando male e che gli amici di prima mi stavano seriamente prendendo in giro. Poi ho girato l’angolo, sono arrivato alla sezione e ho visto tutte le persone in fila. Mi sono avvicinato, ho chiesto scusa per i disagi e un signore, guardandomi con fastidio, mi ha risposto: “Chi ti ha chiesto le scuse? E’ l’unica volta in vita mia che mi sto divertendo ad una fila”. Questo è solo il primo aneddoto della mattina del 16 ottobre e lo ricordo divertito.
Gianluca Bruno

giovedì 20 settembre 2007

Alcune considerazioni personali sul Partito Democratico

In principio, i problemi con i quali si è dovuto confrontare il nuovo Partito Democratico andavano dalla reale collocazione nazionale e internazionale, al rischio di una semplificazione dell’offerta politica del centrosinistra, a come concepire e organizzare il rapporto con i partiti della cosiddetta sinistra radicale, fino alla questione cruciale della leadership e delle relative elezioni primarie.
Alcuni di questi problemi sono stati risolti. Altri, come la convergenza sui grandi temi quali la modifica della legge elettorale, la riduzione della spesa pubblica, il precariato, la ricerca scientifica, la scuola e l’università, i Dico, il terrorismo e le altre questioni internazionali ecc, non sembrano avere “ad oggi” una visione realmente unitaria all’interno della compagine del nuovo Partito Democratico.
Una questione realmente aperta, che è puntualmente emersa in quasi tutti gli interventi di ieri sera, alla presentazione rotondellese della candidatura di Carlo Chiurazzi alla segreteria regionale del Pd, è quella relativa all’attecchimento territoriale del Partito Democratico.
L’Italia è uno di quei paesi in cui i particolarismi geografici (sociali, culturali, produttivi e occupazionali, linguistici ecc) rendono profondamente difficile una lineare visione d’insieme. E la territorialità rappresenta la vera grande sfida del Partito Democratico, come ha dichiarato lo stesso Carlo Chiurazzi nell’intervista rilasciata al Quotidiano della Basilicata nei giorni scorsi.
Sarebbe interessante capire in che modo i candidati alla segreteria regionale intendano ottimizzare lo sfruttamento delle risorse territoriali (petrolio, acqua, agricoltura e turismo) e risolvere il problema connesso della disoccupazione. Esistono ricette nuove? La ricetta dei corsi di formazione è fallita. È fallita perché è necessario concepire la formazione in termini sistemici e accompagnare i ragazzi, una volta formati, fuori dalle aule fino alla possibilità di un reale inserimento lavorativo. È fallita perché è prevalsa la logica della quantità su quella della qualità. È fallita perché parte di tutti quei milioni di euro potevano essere impiegati diversamente.
Un elemento importante sul quale Carlo Chiurazzi si è soffermato, e sul quale sono molto d’accordo, riguarda la necessità di modificare la legge elettorale regionale che, allo stato attuale, non rende possibile un’armonica rappresentatività territoriale.
La sfida del Partito Democratico, nonostante gli inevitabili problemi ai quali in parte ho fatto riferimento, può essere vinta. È un’ambizione interessante che se perseguita con un metodo serio e trasparente può riuscire a rilanciare le sorti del centrosinistra e dell’intero sistema partitico nazionale e locale.
I movimenti elettronici e di piazza sono una grande risorsa democratica e alcuni dei temi che portano avanti sono condivisibili. Un paese, però, ha bisogno di partiti forti e non di liste civiche (come invece auspicato da Beppe Grillo); anche se in alcuni contesti il civismo riesce a prevalere sulla logica partitica proprio in virtù della maggiore flessibilità e dell’assenza di verticismi. Ma questa non può e non deve essere la regola.
Se è vero che i partiti politici sono ai minimi storici in termini di credibilità presso l’opinione pubblica, il Partito Democratico può essere la risposta seria, vera, autentica a questo problema. Il PD rappresenta una grande opportunità per l’Italia di oggi e quella di domani (quando magari si arriverà al bipartitismo) e per le sue tante ramificazioni territoriali. E le opportunità, specie in politica, non vanno lasciate sfuggire.
Gianluca Bruno

venerdì 14 settembre 2007

Parcheggi nel corso Fsn: «sono uno scempio»

ROTONDELLA - Anche il Fronte Sociale Nazionale si oppone ai nuovi parcheggi di corso Garibaldi a Rotondella. E' stato divulgato nei giorni scorsi un volantino di protesta a firma di Riccardo Valentino Paternostro, segretario regionale del Fsn, che ha ribadito le sue posizioni di dissenso nei confronti dell'Amministrazione. «Il nuovo parcheggio nessuno lo vuole - recita il volantino - avrà costi astronomici e rovinerà l'ambiente (alberi e passeggiata).
Le soluzioni alternative sono tante - aggiunge Paternostro - e soprattutto il Comune ha solo la metà dei finanziamenti. Come farà per l'altra metà?». Concludono il volantino tre versi di poesia come sintesi del contenuto: “Sincroni e dissonanti/ il tonfo degli alberi/ il riso idiota dei mostri”.
Quella di Paternostro non è la prima iniziativa di dissenso nei confronti dell'opera di riqualificazione di Corso Garibaldi. Già nei mesi scorsi, infatti, l'associazione culturale Community aveva avviato una petizione per fermare i lavori, giudicandoli inutili e dannosi all'ambiente, ma la protesta, fino ad ora, non ha ottenuto risposte. A giorni, infatti, dovrebbe essere previsto l'inizio dei lavori.

Pubblicato su "Il Quotidiano della Basilicata" del 13 settembre 2007

Pino Suriano

giovedì 2 agosto 2007

La partecipazione come fattore essenziale per lo sviluppo territoriale

Il pessimismo impresso nei discorsi dei giovani e dei meno giovani sul futuro di Rotondella è spaventoso. Quasi tutti parlano sul filo dell’emotività. Sentono che le cose non vanno nel verso giusto e che molti errori politici del passato, oltre alla cultura pettegola sempre viva, sono incancellabili.
Molti degli attori in questione vivono a Rotondella da sempre e probabilmente se potessero tornare indietro cambierebbero molte cose. Forse cambierebbero completamente vita.
Gli altri sono quelli che per studio o per lavoro non vivono più in paese e rientrano nelle festività o nel periodo estivo. Sono quelli che dicono: “almeno c’abbiamo provato a dare una svolta alla nostra vita”. Molti soggetti di quest’ultima categoria quando si trovano in posti affollati si sentono nel posto giusto; e solitamente quando rientrano in paese, imitando i dialoghi di Anguilla e Nuto ne La luna e i falò, dicono: “io c’ero”… e dall’altra parte si ascolta in silenzio, con un pizzico di malinconia e di pseudo sottomissione.
Pochi, di queste e altre categorie di cittadini, si interrogano sulle prossime sfide della nostra comunità. Sfide che molto probabilmente saranno determinanti nel decretare la definitiva resa o la prima fase di un sostanziale rilancio del nostro territorio. Mi riferisco alle opportunità che potrebbero derivare dal mega progetto del mare, dai 32 nuovi suoli artigianali e dalla compensazione.
Opportunità che sicuramente determineranno nel breve periodo un leggero cambiamento di rotta, anche in relazione alle aspettative diffuse tra la popolazione, ma che nel medio e lungo periodo potrebbero non realizzare il cambiamento desiderato. Proprio così. Non è sufficiente disporre di sufficienti risorse materiali per innescare un processo efficace di sviluppo territoriale (consiglio a tutte le persone interessate a questo argomento di leggere “G. Moro, Lo sviluppo nascosto: fattori sociali e valutazione delle politiche per il meridione, Carocci, 2004), ma a giocare un ruolo determinante è anche il cosiddetto capitale sociale. Quest’ultimo elemento, secondo J. Coleman, si riferisce alla struttura delle relazioni sociali tra tutti i soggetti interessati allo sviluppo del territorio. Costituisce una risorsa che non è depositata né negli individui né nei mezzi di produzione, ma è intrinseca alla struttura di relazioni fra due o più persone. Le relazioni stabili tra i soggetti interessati allo sviluppo, tra i quali è impossibile escludere la popolazione residente, se ben gestite assumono nel tempo una loro connotazione specifica in termini di fiducia, di autorità e di norme di comportamento. Emerge nuovamente il tema della partecipazione, cioè del coinvolgimento, dell’ascolto, del rispetto delle idee e delle iniziative altrui.
Spero che nel prossimo futuro i momenti di confronto riusciranno ad eliminare, o quantomeno a ridurre, il pessimismo diffuso tra la popolazione residente e ad accrescere il desiderio di ri-partire per ri-lanciare Rotondella in una fase di sviluppo territoriale partecipato e consapevole.
Gianluca Bruno

mercoledì 1 agosto 2007

Buon compleanno Rockondella

Venti anni di rock e cultura contro lo scetticismo
Nel 1987 nasceva la manifestazione che oggi si ripropone alla grande

ROTONDELLA – Era il 1987 quando la buona musica divenne di casa a Rotondella. In Basilicata già si parlava di cultura e “patti con i giovani”, ma i vari festival della musica e del cinema erano ancora lontani a venire. Nella collina jonica, però, qualcuno provò a fare i primi passi. E nacque Rockondella.Il festival musicale spegne quest’anno le venti candeline. Non altrettante le edizioni, interrotte negli anni per mancanza di fondi. Perché Rockondella, in verità, non è mai diventato quel grande evento che poteva essere. “Ma che diavolo è questa musica strana che ascoltano solo 20 persone?” mormorava qualche commentatore ignorante di fronte alle sperimentazioni dei musicisti invitati negli anni ’80. In fondo, su questo evento, non hanno mai puntato gli amministratori e neppure tanta gente.Chi continua a crederci è Antonio Pastore, assessore comunale alla Cultura. Lui era al lavoro già nell’87, quest’anno è ancora lì. E con quattro lire a disposizione (si è spesso lamentato per la mancanza di fondi), ha messo in piedi un cartellone di tutto rispetto.Quest’anno, inoltre, l’evento si allarga al cinema, al teatro e alla valorizzazione del territorio. Sempre con quell’occhio innovativo (e in qualche modo sperimentale) che ne ha caratterizzato i primi passi. “Un’offerta sempre originale - spiega Antonio Pastore - lontana dalle tradizionali forme ingessate della cultura istituzionalizzata, per una fruizione più consapevole ed una partecipazione più profonda”.Tra gli appuntamenti di quest’anno spiccano le date della prima quindicina di agosto, con concerti quasi ogni sera. Si parte oggi con l’esibizione del gruppo emergente Aema, si prosegue domani con gli Alkemia, il 6 agosto con il “Tre colori tours” di Graziano Romani, il 7 e l’8 agosto con la Festa de L’Unità che ospiterà il cantautore Rocco Laguardia e i Mercanti di Liquore, l’11 agosto è la volta di Little Taver and his crazy alligators, con botto finale il 14 con i concerti di Joe Galullo and the blues messengers e il 15 con Miami and The Groovers.Naturalmente, come ogni anno, l’ingresso è gratuito per tutti gli appuntamenti. “Poichè la musica è una forma di comunicazione universale – spiega Pastore – deve essere un bene accessibile a tutti”. Insomma, Rockondella è ancora viva, e gli amanti di buona musica se ne accorgeranno presto.

giovedì 26 luglio 2007

Welcome compensazione...

A quanto pare gli oltre 6 milioni di euro della compensazione destinati al Comune di Rotondella sono in viaggio; e tutti i cittadini sono curiosi di conoscere dettagliatamente le destinazioni del denaro.
Qualche mese fa ho suggerito di destinare una piccola parte dei soldi alla bonifica degli immobili privati contenenti amianto. Almeno quelli a rischio. Ritengo quella proposta ancora valida e spero sinceramente che verrà presa in considerazione.
Sono d’accordo con gli amministratori sulla necessità di rilanciare sul piano del marketing e della comunicazione i prodotti tipici locali, con particolare riguardo a quelli agricoli, e sul bisogno di riqualificare il centro storico. Inoltre, l’idea di implementare delle politiche anti-spopolamento, attraverso dei contributi alle giovani coppie, non può che fare piacere.
Ovviamente, spero saranno prese in considerazione anche le possibili richieste di agevolazione provenienti dai giovani che vorrebbero investire sul proprio futuro, offrendo indirettamente servizi all’intera comunità, ma non hanno la possibilità di farlo. Esistono sicuramente altri strumenti (come il prestito d’onore) che vanno in questa direzione, ma anche per l’acquisto della prima casa sono già previste agevolazioni regionali. Quindi, se giustamente si cerca di trattenere le giovani coppie, bisogna anche offrire loro i servizi essenziali di cui una comunità ha bisogno. Questi due elementi sono direttamente proporzionali.
In conclusione, sarei molto contento se nel prossimo futuro, riguardo a questa piccola ma importante possibilità di rilancio per il nostro territorio, ci fossero momenti di confronto tra tutte le parti interessate.
Gianluca Bruno

martedì 3 luglio 2007

Parco eolico a Rotondella

La conferma c'è. A Rotondella arriva l'eolico. Sarebbe davvero utile sentire cosa ne pensano i cittadini
Nuovi comuni eolici in Basilicata. Entro giugno 2008 sorgeranno in Basilicata due nuovi parchi eolici, che assicureranno una produzione minima di energia di circa 60 GWh, evitando l'immissione in atmosfera di 42'000 tonnellate annue di CO2. Il primo dei due parchi sorgerà a Rotondella (MT) e consterà di 12 turbine da 1,5 Mw l'una, per una potenza complessiva di 18 Mw. Il secondo parco, situato nel Comune di Campomaggiore (PZ) avrà 7 aerogeneratori della stessa potenza, per un totale di 10,5 Mw. I parchi verranno costruiti dall'azienda padovana Ste Spa su progetto della concittadina Laut Engineering e saranno poi gestiti dalla società tedesca Nordex, il tutto nell'ambito di un progetto della C.R.E. Project Srl, sempre di Padova. La costruzione costerà €48,8 milioni. Pare che la notizia non rallegri tutti i lucani, almeno a giudicare dal tono usato da chi la riporta sul sito "Il Faro".

fonte: adnkronos Basilicata

lunedì 2 luglio 2007

Polemiche in consiglio sul bilancio

Sotto accusa l'incapacità di spesa dell'amministrazione

ROTONDELLA – Il comune che non spende. Lo dicono le cifre, lo dice addirittura il revisore dei conti, che non risparmia, nella sua relazione di consuntivo 2006, qualche acuta frecciata agli amministratori.
Eppure era rimasto anche un piccolo avanzo di amministrazione dall’anno trascorso (5.500 euro circa), ma tutto ciò, evidentemente, non è bastato per acquietare scontenti e oppositori. Non l’ha presa troppo bene Francesco Dilorenzo, assessore comunale al Bilancio, che ha parlato di inopportunità delle valutazioni del revisore le quali, “seppure in parte condivisibili, andrebbero espresse a tempo debito”.
Se ne è parlato nell’ultima seduta del consiglio comunale, tenutasi giovedì sera presso la sala consigliare Antonio Bianco. All’ordine del giorno, tra i tanti punti, l’approvazione del Conto Consuntivo Esercizio Finanziario 2006, votato a maggioranza.
Sono emersi, come si diceva, alcuni numeri interessanti sulla capacità di spesa in conto capitale da parte del comune: il 25% rispetto a quanto previsto per quest’anno, cifra apprezzabile in rapporto all’imbarazzante 13% dello scorso anno, ma comunque insufficiente rispetto al trend degli anni precedenti (70% nel 2004 con metà gestione commissariale; 53% nel 2003 e addirittura 173% nel 2002 con la precedente amministrazione). Cifre che hanno fatto parlare il revisore di “divario sostenuto tra previsione e consuntivo”.
“Spendere troppo non è per forza un bene – ha spiegato Enzo Francomano, capogruppo dell’opposizione di centrosinistra – ma non spendere è segno di incapacità operativa e incapacità di intercettare finanziamenti pubblici: non spendere significa non fare nulla. Da tre anni sentiamo parlare di opere pubbliche, che si trasferiscono di esercizio in esercizio, ma ancora non abbiamo visto un cantiere”.
L’assessore Dilorenzo, dal canto suo, ha spiegato il suo operato accennando ad alcuni oggettivi elementi di difficoltà per gli enti comunali, primo tra tutti la progressiva diminuzione di contributi da parte dello stato, circa 100 mila euro in meno all’anno. “A tutto ciò – ha detto l’assessore – si aggiunga una netta diminuzione delle entrate da sanzioni amministrative e in particolare dall’autovelox (160 mila euro contro le cifre miliardarie di qualche anno fa), nonché il mantenimento delle aliquote per l’Ici e l’addizionale comunale”. Insomma, ancora un bilancio di ordinaria amministrazione. E’ l’unico possibile?
Pino Suriano



domenica 1 luglio 2007

L'epatite di Angelo e le condizioni del carcere

Angelo Falcone da qualche giorno non è più in carcere. Il giovane 26 enne è stato stabilmente trasferito in ospedale. Lo stato febbrile, che lo aveva tenuto fermo per pochi giorni, ha continuato a perdurare, insospettendo lui stesso e tutto il personale della casa protetta in cui è rinchiuso. La paura, a quel punto, ha cominciato a crescere, e solo i controlli ospedalieri hanno potuto chiarire la situazione: non si tratta di malaria, come si era sospettato dalla descrizione di alcuni sintomi, ma di epatite A. Solo a quel punto, per Angelo, sono terminati i continui trasferimenti dal carcere all’ospedale ed è avvenuto il trasferimento stabile nella casa di cura.
La malattia contratta, non grave e facilmente curabile, la dice però lunga sulle possibili condizioni della casa circondariale in cui è rinchiuso, già descritte da Angelo nella drammatica telefonata trascritta dal Quotidiano lo scorso 23 giugno.
L’epatite A, come si evince dalle più divulgate guide mediche,
si trasmette attraverso cibi contaminati e contatti interpersonali, ragion per cui la sua diffusione è legata alle condizioni igieniche generali, in particolare la contaminazione da parte di materiale fecale di persone infette, il che, in parole povere, vale in situazioni molto diverse: dal cuoco che non si è lavato le mani dopo essere andato in bagno agli scarichi fognari che contaminano acque dalle quali si prelevano frutti di mare. Provoca una malattia acuta che negli adulti (di cui il 60/70% è stato vittima della malattia anche se in forma asintomatica) è decisamente più grave: produce ittero, costringe a letto per qualche settimana e talvolta ha code abbastanza lunghe. Tuttavia, non diventa un’infezione cronica e le forme mortali (fulminanti) sono davvero molto rare.

Pino Suriano